domenica 7 agosto 2011

definitivamente e


Lentamente sparirò, dai vostri ricordi, dalle vostre vite;
e sarà come se non mi aveste mai conosciuta, come se non fossi mai esistita.

Intanto continuerò a pregare perché questo oblio rapisca anche la mia memoria e la tenga sotto chiave, affinché il male che siete riusciti a farmi non mi scalfisca più.

venerdì 10 giugno 2011

quant'èfffigostoPopolino!

occhei, lo ammetto.. è da un po' che non scrivo.
occhei.

ma devo sfogare la mia frustrazione che in questa settimana ho accumulato per via del referendum.
voi direte... no, ma... tirendiconto?
e mi rendo conto sì!
mi rendo conto che la gente non pensa con la propria testa.
parlando con mio zio del referendum, mi incontro e poi scontro con lui per l'annosa questione di "avere un cervello proprio".
a primo impatto, senza parlare di politica, lui il cervello dimostra di averlo. ma si smentisce ahimé subito dopo, e precisamente quando in tv Bersani prega gli Italiani di andare a votare e di votare SI.
accusandomi di essere comunista e di consigliarlo di votare sì per l'acqua pubblica solo perché la sinistra dice così, mi ritrovo a guardarlo con aria incredula e al contempo scansolata quando mi inizia a urlare contro dicendo che lui deve far riferimento al suo grande capo (Bossi) per decidere cosa fare..

avere un pensiero, che sia giusto o sbagliato, e poi annullarlo in quello di qualcun altro (in questo caso un idiota come Bossi); essere orgogliosi di farsi comandare a bacchetta e non rendersi conto nemmeno che la propria coscienza viene annullata in un batter di ciglia.

e così mi ritrovo a guardarlo negli occhi e con tono perentorio a dirgli: ma tu un cervello non ce l'hai?

probabilmente, vista la campagna di astensionismo che sta portando avanti la Lega e Berlusconi (che ha dichiarato di non voler andare a votare - ma questo qua non c'ha voglia di fare niente? non va a votare, non si presenta ai processi...) la mia famiglia leghista non andrà alle urne.

e pensare che l'Italia è una Repubblica grazie ad un referendum...!

stamattina invece mi imbatto in un negoziante fascista che mi confessa (oddio.. più che 'confessarlo' lo urlava ai quattro venti con fierezza) di non andare a votare perché non ha voglia.
e perché i referendum sono uno spreco di soldi.
al quale lui stesso partecipa, diventando la causa principale del dispendio di denaro per il suo non voler muovere il culo. no ma... ci rendiamo conto? io mi rendo conto sempre, eh..
solo quando ha iniziato a sbraitare dicendo che non era giusto che io potevo andarmene in giro con una maglietta di Ernesto e lui non poteva fare lo stesso con una di Benito, ho compreso che è inutile, non c'è incontro ma solo scontro con 'sti qua.

e mi sono resa conto che adesso per me è ancora più importante andare a votare.

SI SI SI SI.

http://www.flickr.com/photos/mabefirefly/5624565127/in/photostream/

mercoledì 16 febbraio 2011

normale.

sorridi.
diverti.
fai un po' di quella tua solita ironia, su tutto.
chiacchiera, chiedi come va e rispondi bene se ti viene domandato.
[sorridi.]
mostrati spensierata.
dimostra che il peggio è passato.
sorridi.
sorridi.

sabato 12 febbraio 2011


L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi, sempre più, pratica lo smarrimento, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e mete verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). 
Questa è la prova. E’ evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elisabeth Bishop