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sabato 12 febbraio 2011


L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi, sempre più, pratica lo smarrimento, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e mete verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). 
Questa è la prova. E’ evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elisabeth Bishop

lunedì 1 febbraio 2010

è una questione di onestà.

Le cose lasciate in sospeso sono irrimediabilmente destinate a riemergere.
Le cose lasciate in sospeso, a volte capita che coinvolgono indirettamente altre persone. 
mi spiego. parlo di RAPPORTI.
e capita che gli INDIRETTI INTERESSATI si sentono di..
come di partecipare a un gioco e rendersi conto, pian piano, andando avanti, che non hanno nessuna possibilità, anzi SPERANZA di vincere.
e allora. che giochi a fare.
[?]
l'importante è partecipare. mi direbbe qualcuno.
e ci sta. io ci sto..
nel senso che, per chi mi conosce.. Dio. io sono la persona meno competitiva del mondo.
e non perché non combatto per le cose in cui credo, o che voglio.
però nel gioco a me non interessa per niente vincere. l'importante è partecipare, divertirmi, viverlo.
mi piace il confronto. ecco. IL CONFRONTO. perché è comunque costruttivo.
vincere o perdere. non ha importanza. che hai successo o no, comunque è un successo. è una conquista e una crescita.

ma.. ma.
anche per me, partecipare, giocare.. diavolo. addirittura io non mi metto in gioco se so non esiste nessuna possibilità di vittoria.
e tutto questo perché.
per dire che.
è una questione di sincerità. di onestà.
ONESTA'. 
questo concetto mi tormenta. è l'unico che mi crea problemi.
la mancanza di onestà io non la tollero.
non ce la faccio proprio, è più forte di me.

e se devo giocare, io pretendo che gli altri siano onesti.
e che non abbiano informazioni che io non ho e grazie alle quali potrebbero essere avvantaggiati. 
che non abbiano il famoso asso nella manica.
o la faccia da poker, o che bluffino.
voglio avere come rivali persone che hanno le mie stesse possibilità di vincere.
non sopporto i BARI.

perché sennò.
che lo faccio a fare.