giovedì 29 novembre 2012

dov'è il camioncino dei gelati quando serve? (post di qualche anno fa, mai pubblicato)


No ma... stiamo scherzando?
Ci saranno 45 gradi lì fuori.
NO MA....
come cacchio si fa a studiare quando l'unico movimento d'aria proviene dalla ventola del pc?
Che qui si gronda come non so cosa.
E poi dico.. con tutta 'sta callazza da paura c'è il falegname vicino casa che si mette a segare?
ma che c'ha? un corredo cromosomico transgenico? non sta schiattando di caldo?
dico....

e io c'ho due esami. e non ho voglia di studiare. (ma va?)
che.... maledetti virus.. eziologia epidemiologia patogenesi sintomi lesioni diagnosi terapia e profilassi...

voglio la neve.
io adoro la neve.
e i ghiaccioli appesi ai cartelli stradali.
e quel paesaggio in bianco e nero.
voglio il freddo.

voglio il teletrasporto. (che caro Marcolino.. avresti potuto portare al tuo viaggio di nozze in Norvegia la tua neo-commare-testimone di nozze.... sono una personcina discreta io. Non vi avrei dato mica fastidio!).

che poi... in questi giorni di afa, tu, donnino che sei seduto alla scrivania davanti la finestra aperta, sperando in un miracolo metereologico, col segaiolo che sega, il sole che facendo riflesso sul vetro ti brucia direttamente la retina dell'occhio dx, ti ritrovi PURE a dover vedere i vicini di casa pelati e con le guanciotte rosse [e il loro grasso inverno accumulato nelle panze adipose] che pascolano i cagnolini a petto nudo.

ma dico.
che ho fatto di male per meritarmi questo?
ogni tanto un pezzetto di ragazzo, non dico bono... ma che ci si avvicina almeno??
una piacevole distrazione... anche una bella gnocca... insomma non disdegno.

è che sono un'esteta.. e anche l'occhio che m'è rimasto sano vorrebbe la sua parte.....
o no?

(voglia de studià..........)

domenica 7 agosto 2011

definitivamente e


Lentamente sparirò, dai vostri ricordi, dalle vostre vite;
e sarà come se non mi aveste mai conosciuta, come se non fossi mai esistita.

Intanto continuerò a pregare perché questo oblio rapisca anche la mia memoria e la tenga sotto chiave, affinché il male che siete riusciti a farmi non mi scalfisca più.

mercoledì 16 febbraio 2011

normale.

sorridi.
diverti.
fai un po' di quella tua solita ironia, su tutto.
chiacchiera, chiedi come va e rispondi bene se ti viene domandato.
[sorridi.]
mostrati spensierata.
dimostra che il peggio è passato.
sorridi.
sorridi.

sabato 12 febbraio 2011


L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi, sempre più, pratica lo smarrimento, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e mete verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). 
Questa è la prova. E’ evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elisabeth Bishop