domenica 6 marzo 2016

la Scatola e le Macerie

la vita ti travolge e manco te ne accorgi.
e quando te ne rendi conto sei già sulle macerie di qualcosa e camminarci sopra è proprio difficile.
vorresti lasciare tutto lì, ad impolverarsi, a ristagnare, pur di non pensare che puoi andare avanti, pur di non prenderti la responsabilità di farlo andare avanti; semplicemente perché significherebbe coltivare tutto, dolore e delusioni comprese, mentre il tuo unico desiderio è proprio quello di lasciarli marcire insieme con tutto il resto.
butteresti all’aria lavoro persone e bellezza per 48 ore non-stop di divano. come se il divano fosse un distributore automatico di salute mentale ed emotiva.
E invece no.
Devi ripartire. per forza. perché a biologia hai imparato che la vita non si ferma davanti a nulla.
la vita non ti dà tutto il tempo di cui hai bisogno ma solo quello necessario per guardare il tuo piccolo dolore un’ultima volta e metterlo in una scatola per dimenticarlo.
e quando lo avrai dimenticato ti capiterà di dover fare un trasloco, di dover portare la tua anima in una nuova casa. sarai costretto a svuotare i cassetti, a fare ordine, a capire dove sono le tue cose, a scegliere quali portare con te e quali abbandonare.
e stai pur certo che quella scatola ti capiterà tra le mani.
e stai pur certo che quella scatola non la riconoscerai.
e stai pur certo che la aprirai.
ecco uno dei modi con cui ti travolge la vita: con una scatola che avevi messo da parte e che sei costretto ad aprire per colpa di un trasloco. e chi lo può dire, se è destino o caso, se è la vita stessa che quella scatola te la fa trovare proprio in quel momento perché solo allora sarai finalmente capace di sopportare tutto con una maturità diversa.
sono questioni trascendentali – queste – che io mi rifiuto di ascoltare.
sta di fatto che la vita il più delle volte ci appare ingiusta, ingiusta perché non si ferma il tempo a noi necessario per capire che quel dolore va buttato e non messo dentro una scatola.
Quindi ho deciso: questo blog, questo cassetto, questa scatola che contiene tutto quanto il dolore e la delusione, basta, è ora di buttarla via. 
non mi serve per un altro trasloco. non mi serve più riaprirla. non ci sono più possibilità di rivedere sotto un'altra luce le vicende che ho racchiuso qui dentro. continueranno a far parte di me, questo è certo, e per questo non le rinnego. ringrazio, anzi, che facciano parte di me. sono quella che sono anche grazie a loro. sono più forte e più cosciente di quanto basti a me stessa, del dolore che riesco a sopportare, di quanta strada debba fare ancora prima di riuscire a perdonare. ringrazio ma non ci torno più su. non la apro più la scatola. la getto via. dico, non faccio finta di non vederla. semplicemente non la vedo più. non esiste.
è il momento di riprendere a scrivere, di cose nuove in un posto nuovo. 
quindi La mia vita in comode rate chiude. da ora in poi sarò solo PHOTOSENSIBLE: tutt'i colori, più 1.

mercoledì 10 luglio 2013

forse è arrivato il momento di crescere.
forse non posso più permettermi di vivere la vita in comode rate.
forse quello che sto facendo non è la strada giusta.

ma tanto chi mi sa dare la risposta.
per quanto ne so, 42 è la soluzione.
anche perché se non capisco qual è il problema posso attaccami a qualsiasi spiegazione.

forse credo di essere speciale
di avere soltanto io questo modo di pensare
PRESUNTUOSA

l'errore fu credere speciale una storia normale

chissà quando troverò il mio posto in questa mia vita:
capire cosa devo fare
capire con chi devo stare
capire quando devo cambiare

non c'è posto per altro disagio, se il disagio sono io.



giovedì 29 novembre 2012

dov'è il camioncino dei gelati quando serve? (post di qualche anno fa, mai pubblicato)


No ma... stiamo scherzando?
Ci saranno 45 gradi lì fuori.
NO MA....
come cacchio si fa a studiare quando l'unico movimento d'aria proviene dalla ventola del pc?
Che qui si gronda come non so cosa.
E poi dico.. con tutta 'sta callazza da paura c'è il falegname vicino casa che si mette a segare?
ma che c'ha? un corredo cromosomico transgenico? non sta schiattando di caldo?
dico....

e io c'ho due esami. e non ho voglia di studiare. (ma va?)
che.... maledetti virus.. eziologia epidemiologia patogenesi sintomi lesioni diagnosi terapia e profilassi...

voglio la neve.
io adoro la neve.
e i ghiaccioli appesi ai cartelli stradali.
e quel paesaggio in bianco e nero.
voglio il freddo.

voglio il teletrasporto. (che caro Marcolino.. avresti potuto portare al tuo viaggio di nozze in Norvegia la tua neo-commare-testimone di nozze.... sono una personcina discreta io. Non vi avrei dato mica fastidio!).

che poi... in questi giorni di afa, tu, donnino che sei seduto alla scrivania davanti la finestra aperta, sperando in un miracolo metereologico, col segaiolo che sega, il sole che facendo riflesso sul vetro ti brucia direttamente la retina dell'occhio dx, ti ritrovi PURE a dover vedere i vicini di casa pelati e con le guanciotte rosse [e il loro grasso inverno accumulato nelle panze adipose] che pascolano i cagnolini a petto nudo.

ma dico.
che ho fatto di male per meritarmi questo?
ogni tanto un pezzetto di ragazzo, non dico bono... ma che ci si avvicina almeno??
una piacevole distrazione... anche una bella gnocca... insomma non disdegno.

è che sono un'esteta.. e anche l'occhio che m'è rimasto sano vorrebbe la sua parte.....
o no?

(voglia de studià..........)

domenica 7 agosto 2011

definitivamente e


Lentamente sparirò, dai vostri ricordi, dalle vostre vite;
e sarà come se non mi aveste mai conosciuta, come se non fossi mai esistita.

Intanto continuerò a pregare perché questo oblio rapisca anche la mia memoria e la tenga sotto chiave, affinché il male che siete riusciti a farmi non mi scalfisca più.

mercoledì 16 febbraio 2011

normale.

sorridi.
diverti.
fai un po' di quella tua solita ironia, su tutto.
chiacchiera, chiedi come va e rispondi bene se ti viene domandato.
[sorridi.]
mostrati spensierata.
dimostra che il peggio è passato.
sorridi.
sorridi.

sabato 12 febbraio 2011


L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.
Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Poi, sempre più, pratica lo smarrimento, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e mete verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.
Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.
Ho perso due città proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.
Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). 
Questa è la prova. E’ evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.

Elisabeth Bishop

mercoledì 22 dicembre 2010

la fame.

sporcami.
imbrattami con i tuoi colori collosi.
così accesi e invadenti.
ho voglia del tuo abbraccio. è la mia sola fede.
ho voglia del tuo odore buono. è l'unica aria che mi tiene in vita.
stringimi così forte da lasciarmi i segni sulla pelle.
toccami e lasciati toccare.
vivi con me e sporcami.
per 100 anni o per un solo giorno.
poi potrò andarmene senza rimpianto.

martedì 23 novembre 2010

pensieri egocentrici

open mind for a different view.
non riesco a discostarmi da questo modo che ho di vedere sentire ed esprimermi. 
la traccia che lascio con la biro sul foglio è una linea curva geometricamente perfetta: un semplice susseguirsi di punti. non una sbavatura d'inchiostro, mai uno scarabocchio involontario.
è tanto priva di personalità da sembrarmi completamente non mia, quando poi la scorro sotto gli occhi, curva dopo curva, angolo dopo angolo. mi rivedo, fuori da me, come un ricordo lontano della persona che forse sono. e mi confondo con una sconosciuta qualunque, così generica, così impersonale.

mi fa schifo l'idea di essere così. di non avere neanche l'esclusiva su me stessa.
generica. mi fa schifo. 
pensieri egocentrici.
mi vedo e non riesco a riconoscermi.
come sono fatta? come mi vede tutto il mio mondo?
c'è del macabro.
ed è proprio quando ho un minimo di consapevolezza, quando mi avvicino allo specchio e mi guardo dentro.. so con assoluta certezza che non vorrei essere così.
vorrei essere altro, ma non così come sono. che io in primis non sarei affascinata da quel riflesso che ho della coscienza di me.

devo iniziare a fotografare il lato sgradevole delle cose.
non a fotografare cose brutte. ma a cogliere il lato mostruoso di ciò che vedo.
l'obbiettivo è questo.
basta col rivelare ciò che è già certo. la bellezza.
devo scovare la bruttezza. e metterla in risalto. 
se sono capace di farlo su di me, guardandomi allo specchio, deve riuscire a farlo con tutto il resto.

lunedì 1 novembre 2010

cit.

Ti amo amore mio... 
e se per caso cercassi di convincerti del contrario...
ricordami di ricordare quanto ti amo davvero... 

venerdì 29 ottobre 2010

godo nel minacciare il sole con una pistola ad acqua.

non so cosa scriverò. è da un po' che non riesco concretizzare.
qualcosa torna a non funzionare e non so proprio scovare l'estremità di questa matassa aggrovigliata che ho in testa. saranno i miei riccioli. che ho riscoperto di avere oggi, che ho sciolto i capelli dopo non so quanti tagli corti.


non so che giorno è. è identico a ieri.
e c'è la solita stonatura. che percepisco ma non riesco a focalizzare.
rifletto. ore ed ore sempre sulle solite questioni.
su chi c'è e chi non più. nella mia vita.


è che forse per l'ennesima volta devo ripartire da ME.
senza nessuno. senza appigli. se non IO.


fino ad ora non ho fatto altro che costruire la mia vita sulle persone.
perché erano quelle che mi mancavano.


sono stanca. stanca di perdere sempre. e di essere abbandonata.
e stanca, la volta dopo, di chiedermi se ne vale la pena.
non voglio perdere più interesse di quello che già non ho più verso il mondo.


mi fermo qui col disinteresse, mi ha già fin troppo svuotata.


che mi sta crescendo dentro un timore: una paura fottuta di non sentire più nulla. di svegliarmi una mattina e non sentire più niente.


quindi ricomincio da ME. 
e chi c'è, resta. comprendendo che non fa LA DIFFERENZA, per me. 
IO faccio LA DIFFERENZA. 
se so che ci sono, QUESTO fa la differenza.
è inutile crescere con qualcuno se poi, quando quel qualcuno non c'è più, io rimango persa.


io ti amo. amo solo te. 
mi ci è voluto un po', ma l'ho capito.
questo amore mi fa muovere.
non sei più tu che mi prendi per mano. 
CI prendiamo per mano.
CI guidiamo insieme.
basta essere satellite. voglio essere sole.
per me. per non soffrire. per crescere, e percorrere una strada, e non smarrirmi se rimango sola.
questo devo fare del mio amore.
non posso più permettermi di usarlo solo per riempire un vuoto.
devo arredarci la mia anima. devo guadagnare forza. 
e diventare invincibile, per poi insegnarti come si fa.

giovedì 12 agosto 2010

curry.

Per pranzo (un po' tardi) ho cucinato una crema di asparagi. e siccome l'ho riempita di curry, allora ho pensato a te.

mi ero ripromessa di non scriverti, dopo quel messaggio che mi hai mandato, in cui dicevi che saresti sparito per qualche mese e che non volevi sentire nessuno (e scusa le mie manie di protagonismo, nella tua vita. ma nel nessuno mi ci son sentita compresa, fino allo standard di uguaglianza. che sono 2, le teorie: o che tutti son speciali per te, e quindi pur'io; o che son tutti uguali per te, e quindi pur'io. o siamo tutti ugualmente speciali).

a me sembra una cosa. che tu scappi.
fuggi quando le cose ti si mettono male.
il problema è che... che tu fuggi da te stesso. 
come se il tuo te stesso fosse legato ad un posto, ed andartene significasse abbandonarlo e abbandonarti. (e questo lo so, perché lo faccio anche io).
mappoi tu lo sai? che il tuo te stesso te lo porti appresso. sempre?
cistapocodafa'.
è quella cosa che ti rende quello che sei, il tuo te stesso. e tu vuoi fuggirlo.
finché non capirai che tu sei così, finché non accetterai il tuo egocentrismo ed egoismo, non capirai le situazioni in cui ti ritrovi, puntualmente, ogni volta. 
non capirai le incomprensioni che hai con le persone che non accettano o non conoscono come sei tu+il tuo te stesso. 
e ti starà stretto ogni ambiente, ogni situazione, ogni persona, perché in fondo ti stai stretto tu. 
ti stai stretto perché non puoi giustificarti.
perché sei convinto che nessuno ti capisce. ed è vero.
ritorni bambino, e dentro dentro, ti vergogni un po'. 
ma fuori, da bravo egocentrico ed egoista quale sei, non lo dimostri, perché sei orgoglioso.

allora.
io non te lo dico per rimprovero, ma per esserti d'aiuto. 
perché sono una di quelle poche persone che ti conosce e ti accetta così.
perché egoista lo sei. èvvero. 
ma in fondo tutti lo siamo. e va bene così.
epperò sei anche sensibile in una maniera tale che l'egoismo che hai non è altro che l'ultima chance del tuo cuore per non farsi male.

quindi.. conclusione.
nulla.
era una cosa che mi è venuta in mente pensando al curry.
diventi piccante quando uno abusa di te.
ma hai un gusto unico.

lunedì 9 agosto 2010

T.R.O.N.P.#12: effetto PLACEBO.


quelle immagini.
quelle parole.
quelle linee. 
i tratti.
le ombre.
gli estremi del ricordo.
i punti di riferimento.
la dissonanza dei suoni in testa.
il fischio nelle orecchie mentre le auto sfrecciano sull'autostrada.
tutto e niente. dentro ai miei occhi e oltre. nella testa.
le tue foto.
quella canzone.
il ricordo delle tue dita.
e dei posti che hanno sfiorato.
gli sguardi che non puoi darmi.
le tue facce da stupido.
quando ti incazzi. e quando ridi. quando mi abbracci. il pensiero di.


ogni cosa. persino la tua assenza.


tutto è un effetto placebo.
per l'amore.

domenica 8 agosto 2010

T.R.O.N.P.#11: il supplente


la mattina ti rallegri, perché pare che vada tutto bene e poi, rientri la sera e ti accorgi che qualcuno s'è mangiato un pezzo di luna. 
le ha dato un morso è s'è portato via la parte migliore. 
ed ecco che sei di nuovo lì, 
a s-ragionare sulla possibilità che la luna sia in fondo una forma di formaggio: saporita, per carità, ma puzzolente. 

e di quella cosa eterea e sublime, di cui credevi essere il solo ad averne colto la magia, non rimane che un'immagine frantumata, un'illusione che svanisce malinconicamente nel nulla del romanticismo.
è l'incanto di avere per te, nel taschino nascosto della giacca, un mistero fantastico, un segreto diamante che lasci lì: sai che c'è, che è tuo e non vai a controllare per paura di sciuparlo: lo alimenti con l'immaginazione infantile e lo rendi tesoro di inestimabile valore. 
e poi.. 
cresci un po', lo sbirci nel buio della fessura di stoffa, lo afferri per godere finalmente ad occhi spalancati e consapevoli della sua maturazione nel tempo e.. ti ritrovi sul palmo della mano nient'altro che un banale pezzo di vetro.


la mattina ti rallegri, perché pare che vada tutto bene e poi, rientri la sera e ti accorgi che non sei tu a godere di quel feeling, a poter vantare il favoloso scambio di vita che tanto ti sei convinto di avere nel tuo cervello, peccatore di superbia, e nel tuo cuore, povero illuso. che ci sono cose che, nonostante il ruolo che possiedi, non ti è concesso capire, sapere, condividere.


e l'esclusione dai fatti, dalle parole, segreti e segrete, è l'esclusione da tutto il resto.


amara consapevolezza. 
che non c'è niente di speciale.

- il peccato fu creder speciale una storia normale -

e ritrovarsi a ragionare su come e fin quanto possa essere giusto e regolare non avere un segreto da spartire; o meglio. da custodire in due, da condividere segretamente, ecco. 
un fatto, un ragionamento assurdo, una debolezza, un'esuberanza, un sorriso beffardo.
perché c'è chi ha già questo privilegio. 
perché c'è chi, dall'altra parte - dell'altra parte, sa tutto.  
perché c'è chi, dall'altra parte, CONcondivide tutto - con quello dall'altra parte della sua parte.
mentre tu, dalla tua di parte, stai ancora ragionando sulla questione se sei tu, l'altra parte di quella parte. e ti sale l'amaro, perché un po' per culo ti ci senti preso.
e stai ancora perdendoci del tempo prezioso. 
a pensare se il non essere l'altra parte dall'altra parte - dell'altra parte - possa essere un atteggiamento consapevole o meno. 
la qual cosa, il consapevole o meno, riflettendoci, ti ferisce comunque ed allo stesso modo.
(e non mi va di spiegarvi il perché o il percome ferisca. so che potete facilmente arrivarci.)


e ti senti l'intralcio. il pedone precario sulla traiettoria bianca di una regina territoriale e affamata.


- non c'è niente di più importante nella vita che ammettere che forse una cosa è davvero 
o bianca o nera -

e ti si palesa, questa aspra verità, nelle piccole cose. nelle parole che non comprendi perché hanno un linguaggio criptato, personale, di due persone che si includono, escludendo tutto il resto.

non è una bella sensazione; in generale, dico.
chiunque creda di poter vantare un rapporto di affetto particolare rimarrebbe disarmato di fronte alla rivelazione che non siamo noi quelli con cui viene condivisa la vita, o quel che è.

- quelli come noi si chiamano "supplenti" -

è così. c'è poco da fare. 
e non è solo una questione di 'precariato situazionale'; 
è una questione di un ruolo. che ipocritamente ci fanno credere di rivestire ma che nei fatti non abbiamo. 
un ruolo che hanno altri. persone con nomi ben precisi.
noi supplenti ci limitiamo a vestire i panni di qualcun altro, per un breve tempo indeterminato. siamo quelli che ci mettono la faccia mentre tutti sanno che siamo provvisori, mentre tutti pensano: "poveraccio quello. e nemmeno se ne rende conto. mi domando quanto durerà, stavolta". 
e mentre gli altri pensano che noi non lo sappiamo, guarda un po', noi lo sappiamo; 
ce ne rendiamo maledettamente conto. ed è orrendamente frustrante, anche questo.
sappiamo di essere una sottospecie di burattini senza fili, ma che restano comunque tali. 
dei fantocci.
straziante no?


e ti sembra di non aver fatto altro per tutta la vita che rincorrere le persone sbagliate e lasciare indietro quelle giuste, per poi rimanere sbigottiti al primo cenno di tradimento(che.ti.aspettavi)/verità(che.hai.sempre.saputo), maledicendo il detto: lastoriacinsegnache.

ripeto:
- non c'è niente di più importante nella vita che ammettere che forse una cosa è davvero o bianca o nera - 


e allora. ammettiamolo.

sabato 31 luglio 2010

GIOCARE A CARTE SCOPERTE.

mi rassegno. alla furbizia evidente della gente.
mi rassegno. a quella furbizia (della gente) che invece mi coglie di sorpresa, che mi fa pensare "hai capito?... cacchio.. mica c'ero arrivata!".
mi ci rassegno; con un sorriso grande così. e col sospiro di sollievo che deriva da quel mio pensiero di prima.. "cacchio.. mica c'ero arrivata!". perché significa che son diversa, almeno un po'. 
mi rassegno. al fatto che sono una vera e propria FESSA. TONTA. LELLA. 
mi rassegno. a come l'affetto che provo per qualcuno mi condiziona o mi influenza o mi corrompe.
mi ci rassegno. perché tutto questo significa che sono diversa. almeno un po'. 
che il mio essere stupida o fessa, che la mia fiducia o la buonafede non son figlie della cattiveria.
che la mia diversità consiste proprio nell'essere fessa ma non cattiva.
a rate ci arrivo pure io. 
ma non ho talento per queste cose. non ho una dote innata. capire cosa pensa e come agisce una persona maligna non deriva da un "esser fatta della sua stessa pasta". 
è acquisito. è appreso.
quando si ha a che fare tutti i giorni con certe dinamiche corrotte, si impara il modus operandi e si è poi capaci di dedurre, lentamente.... 
e ci arrivo pure io. a rate. 
certo, riuscirei a ricostruire un puzzle perfetto e in modo veloce se solo avessi un pizzico di quel talento.. 
ma mi riescono bene solo i contorni e gli angoli: i pezzi centrali, quelli che mi sembrano tutti uguali, non li becco a colpo d'occhio; provo ad incastrarli a forza, prima di trovare il verso giusto. 
meglio così: mi basta l'abbiccì.


il gioco a carte scoperte automaticamente censura la furbizia.
con le carte sul tavolo non si può giocare l'asso nella manica.
e così, meglio tenersele in mano le carte, per qualcuno.
ritagliarsi un angolino, una nicchia dalla quale poter spiare senza esser visti garantisce le spalle coperte. e permette di giocare d'anticipo.
bloccare ogni contatto, eliminare ogni possibile scambio alla pari, a scanso d'equivoci; e guardare bene di assicurarsi il mezzo (penoso e vile), il ponte per spiare quando ne si ha voglia i cazzi di quella persona, ovviamente sempre a scanso d'equivoci, sia chiaro. questa è la soluzione. 
fica e furba, tra l'altro. 
far finta di non esserci e poi esserci è da prestigiatori.
ma il trucco, se aguzzo la vista, c'è. e ce l'ho proprio davanti agli occhi. grande come uno schermo da 14 pollici.
controllo chi mi controlla. ed è assiduo frequentatore.


perché è quel vizietto di farsi i cazzi degli altri il punto debole.
e lì casca l'asino.


quindi abbiamo capito.
ci conosciamo e quasi ogni giorno (e fidati che non sto peccando di presunzione) ti fai i cazzi miei.
da sempre in fondo ti fai i cazzi miei. e su google anche i cazzi di tutti quelli, digitati tra "virgolette", che mi girano intorno (che mi stupisco ancora di come diamine sei abile a carpire e/o ricordare nomi e cognomi, per le tue vigliacche ricerche).


che poi.. a tutti piace farsi i cazzi degli altri. 
ma tu c'hai proprio un bisogno viscerale. 
e vai a capire perché.
e non è solo per ripicca, o divertimento. è sempre. SEMPRE e SENZA MOTIVO APPARENTE.
e vai a capire perché ti crogioli nelle défaillances degli altri, in quelle debolezze o in quei caratteri verso cui tu sei pronto a puntare il dito. vai a capire perché ti solleva l'autostima. 
vall'à capi'! 
e così ti fai i cazzi miei. e io FESSA te lo permetto. :) 
potrei chiederti di esser sincero, che magari sarebbe carino almeno dirmelo che ti fai ancora i cazzi miei.
a scanso d'equivoci, s'intende.
ma non serve: lo so già. non è un'ipotesi. la mia è una certezza.
di equivoci ce ne son ben pochi.
e risparmiati la coda di paglia. 
e vigliaccate varie.

venerdì 30 luglio 2010

T.R.O.N.P.#10: A.A.A spontaneità cercasi.

niente passi falsi.
una parola può compromettere ogni possibile rapporto.
la fiducia non verrà mai riconquistata completamente
e la prima impressione non è per niente facilmente influenzabile.
è quel punto buio, quella macchia di rumore che stona col resto.
che non ti convince fino in fondo.
e che rimane fino alla fine per ricordarti che lei all'inizio c'era.
e che te l'aveva detto.

possibile che la mente sia così corrotta da dover pensare sempre che chi abbiamo di fronte può avere un piano di riserva per mettercelo nel culo?

venerdì 9 luglio 2010

CROMATICA

dove il rosso e il blu si accarezzavano tutto viola per magia
quando il giallo e il blu si intrappolarono divenne tutto verde fino all'orizzonte
giallo e rosso senza ipocrisia decisero di entrare l'uno dentro l'altro perché arancione dentro la voglia cresceva
quando si trovarono di fronte il verde e il viola riconobbero una sfumatura blu
bianche nuvole di notte esplosero nel vento che ne fece un grande cielo azzurro
la luce prese il fiato da un respiro rosa e poi lo regalò a quegli amanti che si nascondevano in un cuore nero
la luce il cielo scoperchiò e accese tutto per vedere se ci sia sempre bisogno di un perché per far l'amore
e quando la cercarono la luce fece un grande salto e fuggì via
rosso e giallo andarono e al loro posto c'era solo un fuoco spento
dove era verde ora solo erba finta che viola l'equilibrio dell'incanto
il blu annegò in mare tutto bianco

domenica 27 giugno 2010

l'arte di farsi del male

BUM. crash.
come si fa? a vivere.
[perchénemmenoiosochefarmenediquestavita,poi.]

martedì 22 giugno 2010

fatt'abbracciare

sii il cambiamento che vuoi vivere, fai cose nuove per avere cose nuove in cambio. 
e sorriditi.