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venerdì 30 luglio 2010

T.R.O.N.P.#10: A.A.A spontaneità cercasi.

niente passi falsi.
una parola può compromettere ogni possibile rapporto.
la fiducia non verrà mai riconquistata completamente
e la prima impressione non è per niente facilmente influenzabile.
è quel punto buio, quella macchia di rumore che stona col resto.
che non ti convince fino in fondo.
e che rimane fino alla fine per ricordarti che lei all'inizio c'era.
e che te l'aveva detto.

possibile che la mente sia così corrotta da dover pensare sempre che chi abbiamo di fronte può avere un piano di riserva per mettercelo nel culo?

venerdì 20 marzo 2009

di SOPRAVVIVENZA, ABBAGLI e STRUMENTI MUSICALI

E' sensazionale scoprire quanto appariamo esseri sociali.
Ed è spaventoso rendersi conto che in fondo siamo animali.


Perché se si partisse dal concetto bello e chiaro
che siamo animali,
[SOLITARI per giunta]
che abbiamo istinti
e che questi, nella maggiorparte dei casi, prevalgono sui meccanismi sociali,
allora uno si mette l'animo in pace e tace la questione.
allora uno riesce a darsi una spiegazione,
conscio che gli altri agiscono secondo una scala precisa di valori, di bisogni da soddisfare.
e invece no.
Abbiamo questa cosa che ci batte insieme al cuore. e che noi chiamiamo anima.
Abbiamo un'anima MA siamo animali.
Abbiamo la capacità di sviluppare una personalità: un mix elaborato di predisposizioni genetiche, qualità e quantità delle pulsioni ed educazione comportamentale trasmessa/subìta.
e siamo tutti diversi.
[b e l l a s t o r i a.
la biodiversità e la psicodiversità.]
Tutti diversi e consapevoli comunque di essere animali SOLITARI.
di avere un certo grado di egoismo, succo concentrato dell'istinto di sopravvivenza.

Eppure.
ci costringiamo a vivere in comunità, in più gruppi diversi e contemporaneamente.
perché soli non vogliamo starci.
e diventiamo egoisti perché l'egoismo per esistere ha bisogno degli altri.

il gene dell'ipocrisia è in ognuno di noi.


nel mio caso specifico possiedo anche quello della codardìa.
espressione genotipica. non fenotipica.
e fondamentalmente mi costringo a vivere in gruppi.
ma per una cosa che va ben oltre il sentirmi realizzata,
o migliore di altri,
avere il potere,
o essere la più bella,
la più intelligente
o avere la supremazia.
mi costringo a vivere in gruppi diversi perché sono alla disperata ricerca di un gemello.
perché in realtà sento di essere stata strappata dall'utero che mi ha concepita e gettata sulla terra umida prima ancora che mi si formasse la pelle.
Ed ho una memoria sensoriale
che mi dice che quell'utero io lo condividevo con altre anime.
Quante fossero non so. non sapevo ancora contare.
ma credo abbiano subito la mia stessa sorte, a meno che io non fossi un cancro da eliminare per salvare il resto.

Forse questo è l'istinto di sopravvivenza per come lo concepisco io.

e che non è l'istinto di evitare la morte.
non ho paura della morte. non ho paura nemmeno di come morirò.
non è quel tipo di dolore che mi terrorizza. il dolore fisico..
siamo animali, esseri viventi. il dolore è l'unica sensazione che ci fa capire di essere vivi, quella cosa che mette alla prova tutti i nostri sensi, attiva le sinapsi e muove le nostre cellule, costantemente impegnate a ritrovare un equilibrio nel caos.
no. non è una sopravvivenza fisica quella che mi spinge a cercare.
ché per il gene della codardìa preferirei di gran lunga essere morta tempo fa,
quando ero piccola e nuda.


ma giacché vivo e non posso farne a meno,
poichè è sempre il gene della codardìa che decide
(e in teoria io, perchè il gene è parte di me)
ché di scelte non ne ho, sia per la vita che per la non-vita
(codardìa ancora e ancora e ancora..
più sensi di colpa a gogo)

giacché (SOPRA[v])vivo senza scelta ma per inerzia
(e non c'entra nulla con l'istinto di sopravvivenza,
che si traduce in lotta per la vita.)

giacché... allora cerco.
dentro di me. e fuori.
e trovo. a volte.
(come mi ha fatto riflettere stamane la Lunga).
ABBAGLI. più che altro.
spiriti che mi inondano con tutta la loro luce e il loro calore avvolgente.
e in quella luce mi sembra di vedere meglio.
e in quel calore mi sembra di riequilibrare la mia temperatura corporea..
quella luce mi passa attraverso ed io come un prisma la frammento di nuovo nei colori dell'arcobaleno, come facevo da piccola;
prima di diventare trasparente.

e trasparente
(troppe volte ne ho parlato da dicembra a questa parte)
lo sono diventata per gli abbagli che ho preso..
il sole mi ha scottato e mi ha tolto i colori.
mi ha fatto evaporare..
in genere il meccanismo è sempre uguale.
che idiota, ormai dovrei riconoscerlo no?
[NO]
la luce mi abbaglia, il calore mi avvolge.
la luce se ne va, ma per un po' mi rimane ancora addosso il tepore.

per un attimo la mia vista si altera, non vedo più i colori,
filtro la realtà sotto la pelle d'oca che mi fa drizzare i peli per il gelo lieve che si diffonde su di me.

e poi per un attimo il buio.. e il gelo passa dalla pelle al cuore.

cecità.
battito rallentato e debole.

e poi a passi lenti, contando i secondi come fossero ore.. emergo dall'oblio della delusione.
ché non poteva esserci tutta quella luce in una volta sola, no stupida?
non era vera.
e che quel calore lo producevo io per me stessa, con i battiti accelerati, e il sangue in tumulto.

a passi lenti. quasi in completo silenzio.
e poi BUM. eccolo.
il miocardio nell'ennesimo sforzo di riprendersi.
perché per quel che è stato, per quanto splendente anche se ora annebbiato, deve esistere qualcosa.
qualcosa che se perfetto corrisponde a quella gioia.
Che sia un tramonto. un'alba. o il mezzogiorno di una luna piena...
devo CREDERE che può esistere.
altrimenti cado.
altrimenti mi viene da pensare che quello che cerco esiste solo nella finzione.
e non può essere così.

e allora. senza pretese.
per come si è.
con gradi di intensità regolabili.
ed istintivi.

io trovo. senza aver cercato.
trovo e mi faccio trovare senza volontà di farlo stavolta.
trovo, alla cieca.
trovo nel crepuscolo e non nell'abbaglio del sole di mezzogiorno.
trovo qualcuno come me, il gemello.
anche lui scaraventato a terra, nudo, via da quell'utero genitore che lo rigettava come fosse un intruso.

trovo occhi volontariamente inespressivi che celano enigmi complessi che celano a loro volta semplicità assoluta e invisibile.
tutta la complessità della fisiologia, della chimica e dell'anatomia che si traduce nella semplicità della vita.
trovo una voce bellissima. la sento, nei silenzi del pensiero.
negli occhi che GUARDANO. attenti ai particolari. alle cose invisibili.
alle cose che non si VEDONO.

trovo chi come me ha paura di amare, ma lo fa comunque e forse anche involontariamente, dando di più.
Un di più non in quantità; ma in qualità, in materia e in forme che non pensavo di conoscere ma che sono mie, anche.

trovo qualcuno che mi viene voglia, che sento la necessità di stringere forte al cuore.
e se avessi una zip cucita sulla pelle la aprirei per farcelo entrare e tenermelo stretto.
così, per avere la sensazione di tenerlo appiccicato all'anima.
come quando Peter Pan ritrova la sua ombra e Wendy gliela ricuce.
tenerlo con me. per tornare insieme a quello che si era in origine.
[omozigote]
e quella mancanza che provo ora, nonostante sento di aver trovato.
è disarmante.

così tanto che mi arrendo.
e nonostante abbia costantemente nelle orecchie quella voce bellissima,
quando riapro gli occhi e mi guardo le mani penso che ce l'avevo lì, sul palmo, sulla punta delle dita. tutte e dieci.
quando avevo il privilegio di suonare quest'anima trovata.

continua a farti suonare; dal mondo.
che sei uno strumento senza bisogno di accordatura tu.

domenica 23 novembre 2008

Ma che freddo fa...

Trascorro la domenica pomeriggio a guardare il cielo mUteVolE d'autunno.. dal mattino alla sera, seguendo le nuvole, mosse dalla magia di un leggero vento che da quaggiù non percepisco; il loro percorso, nell'aria limpida e gelidamente celeste, tenendomi stretta nel golf di mia mamma.
L'odore del caffè riempie la cucina ed il vapore si condensa sul vetro freddo della porta. Mi piace vivere questi momenti che si ripetono quotidianamente. Le sensazioni che questi attimi ripetuti giorno dopo giorno scatenano nel mio stomaco mi fanno vibrare cuore e mente.
Oltre la finestra appannata intravedo il giardino, come fosse immerso in una nebbia che posso spazzare via con un gesto della mano: l'erba tagliata a filo e la palla con cui giocava il cane l'altra mattina sempre nello stesso punto, sotto l'albero. Le foglie quasi gialle, buona parte che riposano sul terreno.
Un sospiro.

L'autunno è la mia stagione.
Ha tutti i colori che amo, ha il clima che preferisco; è variabile e struggentemente romantico. La Terra sembra esprimere i suoi sentimenti: la sua malinconia nel lento arrendersi e lasciarsi cadere delle foglie, la sua tristezza nel cielo plumbeo del crepuscolo ed il suo sfogo finale nelle lacrime della pioggia. Poi diventa frivola e pian piano spensierata mentre le sue nuvole svaniscono e torna il sole, il vento lieve che le sposta, come la canzone che continua a suonarmi in testa fa con l'incertezza e i cattivi pensieri.

Solo in autunno percepisco il tempo che passa e mentre tutto muore e si addormenta io mi risveglio.

La sera arriva che sono le cinque.

I libri e gli appunti rimangono sul tavolo mentre io S C i V O L O lentamente sul pavimento della mia camera.. il tempo corre troppo in fretta e sento di perdere l'occasione per fare ciò che voglio in ogni istante. Così lascio lì quello che devo fare.. per le cose programmate c'è sempre tempo.
L'ispirazione invece è frivola e sfuggente.
Forse proprio perché non vuole essere colta, oppure l'esatto contrario. Quell'ormai comune formicolio alle dita forse è un suo sussurro, un incitamento a smuovermi.

Scivolo sul pavimento e mi chiudo nella penombra della mia stanza: una coperta per terra per non sentire il gelo delle mattonelle. Scarabocchio i miei pensieri, che altrimenti, lo so, andranno perduti.
Non conosco la poesia.
Non conosco l'arte.
Non conosco le regole per creare qualcosa di veramente bello..
non perché mi importi che il risultato finale lo sia; semplicemente perché la bellezza è un magnete per l'attenzione, è capace di coinvolgere.. credo che sia più facile comunicare attraverso essa.
Non so trasmettere, non so commuovere con frasi che rivelano con straordinaria soggettività le verità del cuore.
Non so cogliere con uno scatto un dettaglio significante del mondo.
L'emozione pura.
Eppure tento sempre di esprimermi.
Evolvendomi pacatamente.
Frustrandomi anche..
perché non raggiungo mai quella bellezza significativa, genuina e sostanziale.
Né quella che mi appartiene totalmente e che mi è necessaria per essere capita.
Ho sempre sentito il viscerale bisogno di essere compresa fino in fondo. Il fatto di non riuscire a trasmettere mi crea insoddisfazione ed un tremendo senso di solitudine. Per me, che mi sforzo di vedere il mondo tramite gli occhi di chi mi vive intorno, sapere che chi mi è vicino non tenta di fare altrettanto, non riesce a parlare la mia stessa lingua e a capire i miei pensieri, mi fa sentire come l'autunno: sempre in decadenza e sereno variabile da un momento all'altro. Ma l'autunno manifesta la sua variabilità; io invece ce l'ho dentro in un perpetuo moto circolare uniforme. Rimango nel mio limbo a dondolarmi, fissandomi da una decina di metri di distanza e vedendomi immersa in una scenografia di cartone acquerellato che lentamente viene ridotto in una poltiglia grigia dalla pioggia o si incendia di colpo, diventando un gomitolo di carta annerita e deformata dal fuoco.
Anche se in vero sono io stessa a rendere inaccessibile il mio limbo. Sono io ad essere prevenuta nei confronti degli 'estranei'.. Ho perennemente in corpo la sensazione che nessuno potrà mai comprendere come mi sento.
Da dieci anni a questa parte.
Incompleta.
Insoddisfatta.
Insicura.
Incompetente.
Immeritevole.
TERRORIZZATA.
Imparo molto da chi mi circonda. Sono una brava osservatrice, avida di stimoli e idee.
In genere poi rimango sempre delusa, in un modo o nell'altro, e quello che cerco di fare è di mettere ordine nel mio stomaco, alle mie emozioni, ai miei pensieri.
E 'mettendomi a posto' cerco di sopperire alla mancanza di un animo in grado di camminare sul mio stesso sentiero e di sentire gli stessi odori che percepisco io, diventando io stessa il mio punto fermo.
Interpreto il ruolo di me stessa che mi comprende a fondo in un girotondo infinito e stancante.
Solo perché mi serve un punto nel quale tornare quando mi perdo, una carta che mi dica torna al VIA saltando la prigione.



Forse solo chi sa leggere nell'autunno saprà capire anche me.
Nella mia semplicità totalmente scontata e banale.

mercoledì 15 ottobre 2008

Il Maestro Oogway...


Mi piace il termine "schietto". Lo trovo quasi onomatopeico del significato che ha. E trovo anche che sia sinonimo di "pulito".

Schietto.

Sì, suona bene.
Io lo sono. Schietta, intendo. Se non proprio schietta, allora sincera.
Poiché c'è distinzione.
Forse ho quei due o tre peli in più sulla lingua che fanno la differenza.
Forse sono un po' più, come dire, diplomatica... forse.
Dico quel che penso ma con quel pizzico di coscienza che traccia netta la linea di confine tra i due vocaboli.
Almeno quando sono calma.
Quando sono incazzata no. Lì scatta la schiettezza. E pure il cinismo.
Ma le volte che sono fuori di me sono rare.

Schietta. Sincera.

Ovviamente ho anche i miei segreti.
E a quel punto la sincerità va a "donnacce". Com' è giusto che sia.

E sono permalosa.
Una cifra.
Ma solo con le persone che stimo. Odio pensare che, qualcuno che mi conosce e che conosco bene, possa avere un'idea sbagliata di me.
Per il resto non me ne frega nulla.

Di contro non sono orgogliosa. Almeno non per me stessa.

E per nulla competitiva; cosa che forse non mi ha dato la spinta necessaria per compiere "le grandi imprese della mia vita", ma che mi ha preservato fegato e salute mentale.

E mi accontento di poco. Di veramente poco per essere serena. Altra cosa che ha i suoi pro e contro.

Mi piace il giusto mezzo delle cose. Sono una moderata.
Maledettamente moderata.
Eccetto che nel vestire...

Per non sentire il peso della noia, mi pongo tanti piccoli obiettivi. Ma non credo di essere l'unica.

A volte la mia vita scorre tranquilla.
Altre no.
Come succede a tutti.
Personalmente ho imparato che quella volta ogni tot ho le mie crisi esistenziali.
Che a dirla tutta mi stanno anche bene.
E mi fanno sentire l'adolescente che ormai non sono quasi più.

Ora servirebbe la conclusione adatta. Una massima o roba del genere.
Qualcosa in grado di farvi capire che livelli ha raggiunto a 25 anni la mia saggezza.
Cosa che non ho.

Mi limito a dire che questo è quanto.
Che mi andava di scriverlo e che non ha un fine preciso.

Perché a volte un blog ti serve proprio a questo, a fare il punto della situazione:
delle entrate e delle uscite nella tua vita.
Dei costi fissi, delle perdite e degli investimenti a non-rendere.
Degli interessi accumulati e dei profitti.
Delle amicizie a tasso variabile e di quelle a tasso fisso.
Delle rate da pagare...

A volte scriverle, certe cose, serve ad avere più coscienza di sé, di ciò che si sta facendo, di come-dove-quando-perché siamo a questo mondo e di quanto beneficio possiamo trarre da ciò che stiamo vivendo e abbiamo vissuto...
Serve per disegnare uno schizzo del futuro che vorremmo..

Un po' come compiere uno studio di funzione della propria vita, tracciando sull'asse cartesiano una curva rappresentativa del tuo ieri-oggi-domani, cercando il massimo e il minimo asssoluto, il limite.. e pure la derivata.

Ma io non sono brava in matematica.

L'importante comunque è il carpe diem, il presente.
Quello che siamo, lo siamo ora.
Solo questo bisogna comprendere per fare tutto il resto.

E nel bene o nel male dobbiamo essere grati di poter coniugare il verbo essere al presente indicativo.

Poiché, come dice il Maestro Oogway in Kung-Fu Panda:
Ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente!


N.B.: Alla fine la conclusione l'ho beccata. La MORALE?? Guardate i cartoni animati!

sabato 2 agosto 2008

I MabEpPi Awards 2007/2008

Chiudiamo la stagione insignendo i nostri amici e conoscenti degli AMBITISSIMI
MabEpPi Awards

che ogni anno premiano coloro i quali si distinguono per la propria INEFFICACIA in ogni situazione.


Dovete sapere che praticamente un giorno sì e l'altro pure, io e la mia CoinquiLove siamo solite imbatterci in personaggi alquanto insoliti (ma in fondo, a chi non capita...)..
in sostanza, TUTTI NOI LI BECCHIAMO.
Come direbbe la mia dolce metà:
A NOI NON SERVE IL LANTERNINO, C'ABBIAMO GIA' IL LANCIAFIAMME!!!

Ci sembrava quindi doveroso istituire una sorta di Oscar della SFIGA.
Ed ecco le nostre categorie.


Categoria ModaMare Lampedusa
Nominations: Francesca la ZOZZA, Picci, il NANO.

AND THE WINNER IIIISSSS: Francesca la ZOZZA!
per aver rivalutato il costume a vita alta in tempi ostili (alt! vita alta non sembra così strano.. diciamo vita alta alla pornostar obesa anni '80).



Categoria: me la credo e la faccio credere
Nominations: il NANO, Ratman, Rancido.

AND THE WINNER IIIISSSS: il NANO!
per aver inventato l'ILLUSIONE OTTICA VERBALE spacciandosi per bello, alto e figo (e facendo pure venire i dubbi agli altri che magari è davvero alto, bello e figo.. sconvolgendo ogni nostra certezza in fatto di uomini..) e negando una tristissima evidenza (e qualche neo di troppo..).


Categoria: L'erba del vicino è sempre più verde
Nominations: la Sig.ra Carletti, la Rumena, Fioravante.

AND THE WINNER IIIISSSS: Fioravante!
per aver creduto che fosse più verde anche quella a 400 km di distanza innaffiata di Amaretto di Saronno (la leggenda narra che questo personaggio partenopeo si presentò nel giardino della casa infestata con una bottiglia di Amaretto per riconquistare la sua amata. Lasciamo a voi scoprire chi delle due CoinquiLove era la fortunata coprotagonista in questa tragicommedia neomelodica).



Categoria: occhio non vede, specie se è lontano
Nominations: il Benzinaio G., il baby-Rumeno, TrenItalino.

AND TH WINNER IIIISSSS: il BENZINAIO G.!
perché zeppola, denti storti e occhi cavallini dal secondo piano non si notano (Il mio caro benzinaio... che da lontano è bellissimo, un Adone. Poi, una tiepida mattina di primavera, con i primi soli caldi scendi a fare l'aperitivo nel bar sotto casa e... ti trovi a "RISCOPRIRLO"...).


Categoria: Fantasylandia
Nominations: Bailarino newyorkino, Ratman, XXX.

AND THE WINNER IIIISSSS: BAILARINO NEWYORKINO!
perché lui non mente... IMMAGINA (e qui... non so come commentare oltre perché la storia è troppo lunga. Dico semplicemente che è uno che se la canta e se la suona da solo..)!



Categoria: il mio sogno è diventare veterinario, e ce la farò prima o poi
Nominations: Pantene protagonist, Cloe, Pantene Protagonist & Cloe.

AND THE WINNER IIIISSSS: Pantene Protagonist & Cloe!
perché c'erano solo loro due e perchè finché il test universitario è gratis io ci riprovo e non mi sforzo di pensare o di fare qualcosa che mi si addica di più per capacità intellettuali.. NO!


Cercheremo di aggiornare al più presto questa lista che è moooolto lunga. Questi Awards sono ambitissimi. Se avete qualche personalissima categoria da aggiungere fate pure...
A PRESTO!

martedì 8 luglio 2008

AS... AS... FIDANKEN!!!

Ora non voglio fare la solita polemica trita e ritrita...
ma ieri sera eravamo io e la CoinquiLove in cucina a guardare la tivvù, come solitamente facciamo dopo cena... e ci si è parato davanti uno spettacolo osceno da invidia al Rocky Horror Pucture Show (con tutto il rispetto dovuto al suddetto Musical)..
Siamo cultrici dei programmi made in MdF o MC, lo ammettiamo; ci piace guardare e criticare tutto il panorama televisivo ma prediligiamo quella tipologia di tivvù spazzatura perché forse nel nostro piccolo ci fa sentire migliori..

ma VELINE è troppo.

Provate a guardarlo.
Osservate le sei candidate.
Osservate la show-girl "aiutante" di Greggio.
Osservate Greggio...
Pensateli come tre insiemi matematici [insieme C (candidate); insieme A (aiutante/show-girl); insieme G (Greggio/presentatore).] nell'insieme universo SHOW-BUSINESS.
Già come insiemi isolati sono imbarazzanti...
Provate ora ad intersecarli.
[C+A] = PS, POVERE STRONZE.
[C+G] = CdP, CIRCO DELLE PULCI.
[G+A] = N, NEURO.
Ora intersecate le intersezioni.
PS + CdP + N = SISTEMA ASSIOMATICO COMPLETO della STUPIDITA' UMANA e della MANCANZA TOTALE di DIGNITA' e AMOR PROPRIO.

Io sono rimasta senza parole il che è tutto dire. Guardavo queste ragazze, accompagnate da relativi morosi e/o parenti, e pian piano il volto si dilatava un'espressione di sbigottimento misto vergogna. Nulla lasciava spazio alle critiche o alle prese in giro.. solo un profondo senso di vergogna per quelle POVERE STRONZE che stavano sopra quel palco ad esibirsi nei siparietti più idioti e non-sense che venivano loro proposti (oltre a quelli che si erano "portati da casa"...)..

Robe tipo: conta fino a 10, come fai il cane? e il gatto?, fai un salto/fanne un altro/fai la giravolta/falla un'altra volta, palleggia e canta, stai su un piede e toccati il naso...
Per non parlare del modo osceno in cui ballavano! Alcune completamente scoordinate; quelle che sapevano ballare improvvisavano una sorta di lap-dance/discotecara tamarrissima con tanto di culi in vista e ditino in bocca..
Una s'è portata pure il cane... povera bestia... complice inconsapevole di questa triste scena..

E tra una concorrente e l'altra inquadravano i parenti orgogliosi..
TU, MAMMA, MA SOPRATTUTTO TU PADRE o FIDANZATO MANDI TUA FIGLIA/RAGAZZA AD ESIBIRSI in un TEATRINO DEL RIDICOLO, PER FARSI DERIDERE DA TUTTA ITALIA?
Allibita...

Con un Greggio ambiguo, che prendeva schifosamente per i fondelli le candidate, le quali ridevano come oche starnazzanti nell'aia, una povera valletta scema (monumento all'anoressia) che zompettava su e giù dal palco...

Ed io che pensavo che il fenomeno veline fosse terminato o almeno andasse sempre meno di moda...
ME ILLUSA..

SCUSATE IL MODO IN CUI HO SCRITTO QUESTO POST...
MA NON RIESCO DAVVERO A SCRIVERE DI MEGLIO.. o DI PEGGIO.

giovedì 3 luglio 2008

SOCIOLOGIA DEL SUPERMARKET

Non so voi, ma io osservo la gente. La osservo e me ne rendo conto a volte in maniera imbarazzante. Rimango lì a fissare una persona, a guardare la sua gestualità, le smorfie che fa, i rituali, come cammina, come veste... e mi ritrovo ad analizzare le persone nei supermercati. Quello che hanno nel carrello, l'approccio con gli scaffali, il rapporto con i commessi del banco salumi, la fila alla cassa, il momento del pagamento...
e ti si parano davanti dei soggetti allucinanti!

Il tipo che fa incetta di alcoolici: è solo, forse single frustrato, magari appena lasciato dalla tipa, e riempie il suo cestino della spesa di alcoolici. No... non semplice birra. Amaro, Sambuca, Rhum.. E poi un momento prima di arrivare alla cassa, come per mascherare le malefatte, acquista qualsiasi altra cosa di cui ha il minimo sospetto che gli possa servire: shampoo antiforfora, cibo per gatti, patatine... Porta gli occhiali da sole ed ha un'aria trasandata. Si trascina malinconicamente da uno scaffale all'altro.

La mamma di famiglia: con il supercarrello col 4 assi attrezzato. Dentro.. di tutto in quantità industriali. Predilige le offerte 3x2 e i cibi sani e nutrienti. Ha tutto l'occorrente per una sana e completa alimentazione, dalla colazione agli spuntini vari. In genere ha una lista della spesa, è frenetica e ansiosa come se nel supermarket facessero gli sconti di fine stagione e lei dovesse assolutamente accaparrarsi più prodotti possibili.
Si ferma estasiata davanti allo scaffale dei prodotti per la casa. Solo lì perde tempo.
Ed è capace di leggersi tutte le etichette dei detersivi o di prelevare dei campioni di setole dalle scope esposte, farle analizzare e solo allora decidere se comprare l'una o l'altra.
Comunque se non ho idee cerco una mamma e sbircio la sua spesa.

La nonna: cestino con i sapori di una volta: verdurine sottolio, filone di pane ma soprattutto dolci. Una valanga di dolci. Per i nipotini. Ma anche per se stessa... Sono facilmente riconoscibili dal capello cotonato, il fazzoletto ripiegato nella manica della maglia e la borsetta a braccetto. Nonché dalla prepotenza in fatto di file alla cassa e della capacità di attaccare bottone.

La single: carrello semipieno di alimenti ultra light e prodotti di bellezza. Magari anche una scatola di preservativi. Gironza e perde tempo, tutta intacchettata ed improfumata. Si ferma a chiacchierare con le amiche o a flirtare col panettiere.

Il single: carrello pieno di cibi monoporzione di tutti i tipi. Già pronti ovviamente. Roba a lunga conservazione, che non necessiti tanta attenzione per quanto riguarda le date di scadenza. Birra.
Sono uomini con del potenziale inespresso. Lo si nota soprattutto dal modo di vestirsi. Hanno capi interessanti ma miodddio non sanno proprio abbianarli... no no.

L'uomo/donna in sovrappeso: si aggirano furtivi tra gli scaffali dei dolci, facendo finta di nulla al passaggio di altri clienti e nascondendo i peccati acquistati sotto carta igienica e insalatina fresca.
Alla cassa si tradiscono e generalmente danno le spalle al resto della fila.

La studentessa di veterinaria: IO. In quanto studentessa con pochi dindi quindi, predilige le offerte. Non compra cose di marca. Compra cose da cucinare, sì, ma semplici e sbrigative: pasta, uova, insalata già tagliata, sughi pronti, tonno, mais, affettati, pane affettato. In quanto di veterinaria invece la maggiorparte degli acquisti vertono sul settore animali: scatolette per il gatto, lettiera, crocchette per il cane, cibo per i pesci, shampoo a secco sempre per il cane, premi.
Alla cassa immancabilmente tira fuori il borsellino degli spicciolini e dà alla cassiera tutto in monete, fino all'ultimo cent.

Ad ogni modo i soggetti migliori rimangono le cassiere: scazzate, gentili, indifferenti. Sono una sfida quotidiana. Ma la mia preferita è quella del supermarket sotto casa.
Ha l'abitudine di SCAN-DI-RE il prezzo totale della spesa con voce piena di modo che tutti possano sentire quanto hai pagato: "SONO VEN-TI-CIN-QUE- EURO E OT-TAN-TA-QUAT-TRO CENTESIMI.... ECCO A LEI IL RESTO DI QUAT-TRO EURO E QUIN-DI-CI CENTESIMI! E SONO VEN-TI EURO A LEI! GRAZIE... E AR-RI-VE-DER-CI!"

Spettacolare.