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sabato 20 dicembre 2008

in stivali e accappatoio

me ne sto qua in cucina.
un pò di latte e caffè nel bicchiere, rimasugli della colazione.
l'asciugamano in testa che tampona i capelli bagnati e l'accappatoio.
si gela [e grazie, direte voi].
PIGRIZIA.
o forse mi piace starmene così; a sentire l'aria ferma di questo appartamento poggiarsi sulla mia pelle e raffreddarla.
Oggi me ne torno a casa. [che tedio.]

Me ne sto qua in cucina con la caldaia che parte ogni 2 minuti.
ma sento ancora freddo.
e mi chiedo: quanto sono diversa? e uguale al resto di "voi". e quanto faccio spavento a chi pian piano mi conosce.
"questa è una svitata..."
forse. vi lascio rosolare a puntino nel dubbio, per poi non svelarvi la realtà. che tanto svitata non so nemmeno io se lo sono.
forse, se c'è chi si pone questa domanda, allora quel CHI penserà di me che lo sono.
evidente presa di coscienza.
CHI invece non se lo chiede allora non è tanto diverso da me.

che ci sono finestre e sedie con cuscini di diversa ampiezza e comodità, nella parte del mio mondo dedicata al sociale a numero chiuso.
E mi sento una via di mezzo tra Alice [dopo 15 anni] e l'Uomo di Latta. I colori già li ho trovati e mi ci perdo dentro. Ma le mie lacrime sono capaci di arrugginirmi.
dannato cuore foderato di seta.

CHI SONO? mi ripeto dopo l'incontro con il Brucaliffo. e non lo so mai.

Deliri a mente bagnata.

mercoledì 10 dicembre 2008

Reductio ad absurdum...


L'altra sera parlavo su emmessenne con un certo strano ed affascinante GeNiO dai riccioli d'oRo. Una persona che è stata catapultata nella mia vita da un altro caro strano ed affascinante POETAePITTORE, che devo ringraziare, finché morte non mi separi dalla vita, per questo inaspettato ma da sempre atteso incontro/scontro.

Un essere dai riccioli d'oRo e dagli occhi BlUbLuBlU, che dice delle stramberie, le più logiche e concrete di MAI, di cui ho sentito parlare soltanto dalla "Me.StEsSa.DeL.mOtO.cIrCoLaRe.UnIfOrMe."
(E se non vi raccapezzate cliccate QUI.)

E mi è venuto da pensare che questo GeNiO oRoEbLu fosse di un altro pianeta, forse di una stella con un nome siglato da qualche scienziato.
E che magari a due o tre isolati di buio da quel sole, lontano miliardi di anni luce da qui, ci fosse anche la mia di stella..
o BucoNero_ViOlA,nOtTe.quasi.verso.l'AlBa_ con la mia nuvolettaVeRdE..

E si parlava della possibilità di incontrarsi e di conoscersi.
Perché (almeno a me) non basta più essere "l'amica dell'amico" e conoscere "l'amico del mio amico".
NON VOGLIO TRAMITI.
Voglio vivere questa persona direttamente.
Sulla mia pelle, con le mie orecchie, gli occhi, le mani e con tutti gli altri 6-7 sensi che madre natura o chi per lei mi ha messo a disposizione in questo corpo, in questo corazon, in quest'anima inquieta e vibrante.

Perché ne parlo non so.
ma mi stimola.
mi incuriosisce.
mi sorprende.
mi illude.
Fa girare quelle 4 rotellette del mio ingranaggio cerebrale ossidato dalla pigrizia.

Bene. Dopo questo elogio gratuito.
vado avanti.

Dicevo.. si parlava, l'altra sera, di tutto un po'.
Quand'ecco che il ricciolo mi fa una delle sue solite uscite spiazzanti.
Cheppoi io sembro tanto estroversa e buffona ma dietro dietro, ben nascosta, c'è una timidezza da far impallidire un bocciolo di rosa.
E con la semplice richiesta di vederci, sottoforma di appuntamento a brevissima scadenza, mi mette in crisi.

Mai sentita così per un incontro.
MAI.
Terrorizzata ed euforica allo stesso tempo.
Non la classica paura del
OHMMIODDDIOOO.NON.HO.NULLA.DA.METTERE.DEVO.FARMI.LE.MECHES!
o del SE.SOLO.AVESSI.FATTO.UNA.MEZZ'ORA.IN.PIU'.DI.STEP.
E.LE.1O'000.SERIE.DI.ADDOMINALI.E.GLUTEI!

E' una paura diversa. Legata a un concetto strettamente intimo.
Di me. Nuda.
Senza difese.
Il terrore e l'eccitazione di giocare senza regole, senza appigli a cui aggrapparsi quando la situazione si fa sfavorevole.
Perché è di questo che si tratta. Della sua capacità di mettermi a nudo. Cosa che io non permetto a nessuno.
NESSUNO.

E, ecco ecco, ora ci arrivo al momento di riflessione.
Ho scoperto che.
che questa conoscenza a carte scoperte.
ANZI ANZI NO.
che questa sua capacità di leggere le mie carte, per quanto coperte possa io tenerle, guarda un po', mi rende fragile.
FRAGILISSIMA.
Ultrasottile.

Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.

Perché il ricciolo sa colpirmi. Sa quali sono le crepe del mio cuore a cui fissarsi e in cui penetrare.
E so che se lo vedrò, se lo conoscerò.
sarà straziante privarmene.
nel momento dell'abbandono.

E qui nasce la riflessione sui RICORDI (sento già i vostri "FINALMENTE! SPERIAMO ALMENO CHE TUTTO 'STO SPROLOQUIO SIA VALSO A QUALCOSA". A dire il vero non lo so.. Ricordate la mia semplicità banale? Ecco.)

Vivo di ricordi. Belli o brutti che siano. Sono costretta.
La mia vita è tutta un ricordo. ed un pensare a come sarebbe, se non mi fosse girata così.
CREDERE.
Ed è per questo che i ricordi sono la cosa che mi fa più paura.
ancor prima delle assistenti sociali.

In genere si sospira con i ricordi.
Ahhhh....... puff!

Io credo invece che abbiano un'essenza infima e una volontà ipocrita.
I ricordi ti fanno credere di essere belli.
Tutto accade in un attimo: l'odore dei broccoli in cucina, le dita che fanno il nodo ai lacci della scarpa, la parola TEDIOSO, un paio di note giuste SOL DO MI DO..
ed ecco che una di queste piccole, insignificanti cose istantaneamente funziona come un link, che conduce la tua attenzione sensoriale e tutte le tue sinapsi cerebrali in uno spazietto minuscolo della tua memoria.
E' UN TRIP.
E' UN FLASH.
e ti ritrovi quasi a rivivere la stessa gioia, le stesse emozioni..
Anche i ricordi tristi, quelli brutti.. hanno la capacità di apparire meno di quel che erano quando erano la realtà di quei momenti.
Ti sembrano leggeri.. Sollevano lo spirito.
I ricordi sono ipocriti.
Perché ti fanno sentire bene. Se ci pensi giusto quegli attimi che durano.
Ma se ti ci soffermi un pochino di più, si portano dietro la malinconia.
come i fantasmi trascinano le loro catene.
E la malinconia è tristezza.
E' romantica, ma è triste. E' sola.
E alla fine zitti zitti i ricordi se ne vanno, le loro immagini ti abbandonano, scivolano silenziosamente nell'oblio e ti lasciano un aroma.
di SOLITUDINE e SENTIMENTO.

Ora.
Non oserei mai dire che è meglio non viverle quelle situazioni che poi sai già che saranno trasformate in un ricordo con meriti e contromeriti.
ANZI.
IO VOGLIO VIVERLE.
perché è importante farlo.
Vivere intendo.

Ma permettete che io sia al contempo TERRIBILMENTE EUFORICA e TERRORIZZATA?

euforica per un pezzo di realtà di cui conosco il valore.
terrorizzata per il bagaglio sentimentale di cui si farà carico la memoria.

Occhei.
ora sono pronta.

domenica 23 novembre 2008

Ma che freddo fa...

Trascorro la domenica pomeriggio a guardare il cielo mUteVolE d'autunno.. dal mattino alla sera, seguendo le nuvole, mosse dalla magia di un leggero vento che da quaggiù non percepisco; il loro percorso, nell'aria limpida e gelidamente celeste, tenendomi stretta nel golf di mia mamma.
L'odore del caffè riempie la cucina ed il vapore si condensa sul vetro freddo della porta. Mi piace vivere questi momenti che si ripetono quotidianamente. Le sensazioni che questi attimi ripetuti giorno dopo giorno scatenano nel mio stomaco mi fanno vibrare cuore e mente.
Oltre la finestra appannata intravedo il giardino, come fosse immerso in una nebbia che posso spazzare via con un gesto della mano: l'erba tagliata a filo e la palla con cui giocava il cane l'altra mattina sempre nello stesso punto, sotto l'albero. Le foglie quasi gialle, buona parte che riposano sul terreno.
Un sospiro.

L'autunno è la mia stagione.
Ha tutti i colori che amo, ha il clima che preferisco; è variabile e struggentemente romantico. La Terra sembra esprimere i suoi sentimenti: la sua malinconia nel lento arrendersi e lasciarsi cadere delle foglie, la sua tristezza nel cielo plumbeo del crepuscolo ed il suo sfogo finale nelle lacrime della pioggia. Poi diventa frivola e pian piano spensierata mentre le sue nuvole svaniscono e torna il sole, il vento lieve che le sposta, come la canzone che continua a suonarmi in testa fa con l'incertezza e i cattivi pensieri.

Solo in autunno percepisco il tempo che passa e mentre tutto muore e si addormenta io mi risveglio.

La sera arriva che sono le cinque.

I libri e gli appunti rimangono sul tavolo mentre io S C i V O L O lentamente sul pavimento della mia camera.. il tempo corre troppo in fretta e sento di perdere l'occasione per fare ciò che voglio in ogni istante. Così lascio lì quello che devo fare.. per le cose programmate c'è sempre tempo.
L'ispirazione invece è frivola e sfuggente.
Forse proprio perché non vuole essere colta, oppure l'esatto contrario. Quell'ormai comune formicolio alle dita forse è un suo sussurro, un incitamento a smuovermi.

Scivolo sul pavimento e mi chiudo nella penombra della mia stanza: una coperta per terra per non sentire il gelo delle mattonelle. Scarabocchio i miei pensieri, che altrimenti, lo so, andranno perduti.
Non conosco la poesia.
Non conosco l'arte.
Non conosco le regole per creare qualcosa di veramente bello..
non perché mi importi che il risultato finale lo sia; semplicemente perché la bellezza è un magnete per l'attenzione, è capace di coinvolgere.. credo che sia più facile comunicare attraverso essa.
Non so trasmettere, non so commuovere con frasi che rivelano con straordinaria soggettività le verità del cuore.
Non so cogliere con uno scatto un dettaglio significante del mondo.
L'emozione pura.
Eppure tento sempre di esprimermi.
Evolvendomi pacatamente.
Frustrandomi anche..
perché non raggiungo mai quella bellezza significativa, genuina e sostanziale.
Né quella che mi appartiene totalmente e che mi è necessaria per essere capita.
Ho sempre sentito il viscerale bisogno di essere compresa fino in fondo. Il fatto di non riuscire a trasmettere mi crea insoddisfazione ed un tremendo senso di solitudine. Per me, che mi sforzo di vedere il mondo tramite gli occhi di chi mi vive intorno, sapere che chi mi è vicino non tenta di fare altrettanto, non riesce a parlare la mia stessa lingua e a capire i miei pensieri, mi fa sentire come l'autunno: sempre in decadenza e sereno variabile da un momento all'altro. Ma l'autunno manifesta la sua variabilità; io invece ce l'ho dentro in un perpetuo moto circolare uniforme. Rimango nel mio limbo a dondolarmi, fissandomi da una decina di metri di distanza e vedendomi immersa in una scenografia di cartone acquerellato che lentamente viene ridotto in una poltiglia grigia dalla pioggia o si incendia di colpo, diventando un gomitolo di carta annerita e deformata dal fuoco.
Anche se in vero sono io stessa a rendere inaccessibile il mio limbo. Sono io ad essere prevenuta nei confronti degli 'estranei'.. Ho perennemente in corpo la sensazione che nessuno potrà mai comprendere come mi sento.
Da dieci anni a questa parte.
Incompleta.
Insoddisfatta.
Insicura.
Incompetente.
Immeritevole.
TERRORIZZATA.
Imparo molto da chi mi circonda. Sono una brava osservatrice, avida di stimoli e idee.
In genere poi rimango sempre delusa, in un modo o nell'altro, e quello che cerco di fare è di mettere ordine nel mio stomaco, alle mie emozioni, ai miei pensieri.
E 'mettendomi a posto' cerco di sopperire alla mancanza di un animo in grado di camminare sul mio stesso sentiero e di sentire gli stessi odori che percepisco io, diventando io stessa il mio punto fermo.
Interpreto il ruolo di me stessa che mi comprende a fondo in un girotondo infinito e stancante.
Solo perché mi serve un punto nel quale tornare quando mi perdo, una carta che mi dica torna al VIA saltando la prigione.



Forse solo chi sa leggere nell'autunno saprà capire anche me.
Nella mia semplicità totalmente scontata e banale.

venerdì 21 novembre 2008

Uhh ma guardaaa! una nuvola un po' verde!!


appunti su un punto che era virgola ma che è diventato chiodo. Fisso il punto e vado a capo.
Punto.
eccola.. è tornata.
la bulimia creativa.
come si dice: mi sto "creando sotto".

Finito lo studio coatto di quei parassiti maledetti [esame andato benissimo :D] ora mi ritrovo sola con la mia insoddisfazione. Perenne stato d'animo e voglia di cambiare che non so concretizzare.

Voglio fare qualcosa non con la pretesa di cambiare il mondo, ma per cambiare il MIO mondo e arricchirlo.


(notare che tutto questo mentre la mia
CoinquiLove sta esprimendo la sua creatività in cucina, mischiando minestrina appena umida con zucchine e olio a crudo. Dice che il piatto si chiama "farfalle verdi diversamente abili" ed è nato da una semplice domanda: COSA MANGIO? che per risposta aveva: VERDURE E CARBOIDRATI....)

e comunque..

non sono poi così brava. so fare tutto e nulla. rientro nel gruppo dei mediocri. non eccello in niente.

suono un pò di tutto e benino, faccio foto e sì, a volte sono anche belline, ma non c'è mai la "svolta".

e non voglio di certo farla.
ma sapete che c'è? mi cimento. e questo credo sia già una gran cosa
.
quindi oggi acrilici e carboncini su tela. e vediamo che ne esce fuori.

ho voglia di pasticciare per benino una superficie bianca, a mani nude. creare colori come per magia, vederli mischiarsi e segnare con linee di tutti i tipi il foglio delle mie potenzialità.
voglio sporcarmi le mani e la faccia e creare un filtro che annulli tutti i filtri preesistenti. dei miei occhi, della mia mente.
con la consapevolezza che uscirà una gran cagata. o meglio, una cagata mediocre..
in tal caso tenterò almeno di non usare il marrone.

mercoledì 15 ottobre 2008

Il Maestro Oogway...


Mi piace il termine "schietto". Lo trovo quasi onomatopeico del significato che ha. E trovo anche che sia sinonimo di "pulito".

Schietto.

Sì, suona bene.
Io lo sono. Schietta, intendo. Se non proprio schietta, allora sincera.
Poiché c'è distinzione.
Forse ho quei due o tre peli in più sulla lingua che fanno la differenza.
Forse sono un po' più, come dire, diplomatica... forse.
Dico quel che penso ma con quel pizzico di coscienza che traccia netta la linea di confine tra i due vocaboli.
Almeno quando sono calma.
Quando sono incazzata no. Lì scatta la schiettezza. E pure il cinismo.
Ma le volte che sono fuori di me sono rare.

Schietta. Sincera.

Ovviamente ho anche i miei segreti.
E a quel punto la sincerità va a "donnacce". Com' è giusto che sia.

E sono permalosa.
Una cifra.
Ma solo con le persone che stimo. Odio pensare che, qualcuno che mi conosce e che conosco bene, possa avere un'idea sbagliata di me.
Per il resto non me ne frega nulla.

Di contro non sono orgogliosa. Almeno non per me stessa.

E per nulla competitiva; cosa che forse non mi ha dato la spinta necessaria per compiere "le grandi imprese della mia vita", ma che mi ha preservato fegato e salute mentale.

E mi accontento di poco. Di veramente poco per essere serena. Altra cosa che ha i suoi pro e contro.

Mi piace il giusto mezzo delle cose. Sono una moderata.
Maledettamente moderata.
Eccetto che nel vestire...

Per non sentire il peso della noia, mi pongo tanti piccoli obiettivi. Ma non credo di essere l'unica.

A volte la mia vita scorre tranquilla.
Altre no.
Come succede a tutti.
Personalmente ho imparato che quella volta ogni tot ho le mie crisi esistenziali.
Che a dirla tutta mi stanno anche bene.
E mi fanno sentire l'adolescente che ormai non sono quasi più.

Ora servirebbe la conclusione adatta. Una massima o roba del genere.
Qualcosa in grado di farvi capire che livelli ha raggiunto a 25 anni la mia saggezza.
Cosa che non ho.

Mi limito a dire che questo è quanto.
Che mi andava di scriverlo e che non ha un fine preciso.

Perché a volte un blog ti serve proprio a questo, a fare il punto della situazione:
delle entrate e delle uscite nella tua vita.
Dei costi fissi, delle perdite e degli investimenti a non-rendere.
Degli interessi accumulati e dei profitti.
Delle amicizie a tasso variabile e di quelle a tasso fisso.
Delle rate da pagare...

A volte scriverle, certe cose, serve ad avere più coscienza di sé, di ciò che si sta facendo, di come-dove-quando-perché siamo a questo mondo e di quanto beneficio possiamo trarre da ciò che stiamo vivendo e abbiamo vissuto...
Serve per disegnare uno schizzo del futuro che vorremmo..

Un po' come compiere uno studio di funzione della propria vita, tracciando sull'asse cartesiano una curva rappresentativa del tuo ieri-oggi-domani, cercando il massimo e il minimo asssoluto, il limite.. e pure la derivata.

Ma io non sono brava in matematica.

L'importante comunque è il carpe diem, il presente.
Quello che siamo, lo siamo ora.
Solo questo bisogna comprendere per fare tutto il resto.

E nel bene o nel male dobbiamo essere grati di poter coniugare il verbo essere al presente indicativo.

Poiché, come dice il Maestro Oogway in Kung-Fu Panda:
Ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente!


N.B.: Alla fine la conclusione l'ho beccata. La MORALE?? Guardate i cartoni animati!