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mercoledì 22 luglio 2009

come_una_fata


come_le_fate.
riesco a vivere un'emozione alla volta.
mi riempie così tanto che non c'è spazio per nient'altro.

come_le_fate.
sono distratta.
la mia mente riesce ad affrontare un solo problema per volta. e si isola.
isola le orecchie, gli occhi e i ricordi.

come_le_fate.
sono egoista.
e dimentico che il mondo di Ma|Be non è fatto solo di Ma|Be e delle sue quisquilie.

come_le_fate.
vivo la vita in comode rate.
affrontando lentamente e con pigrizia una cosa alla volta.
e quando mi ricordo, magari qualcuno non c'è più. stanco di avermi aspettato all'incrocio delle nostre strade, ha continuato la sua da solo.
o ne ha intrapresa una nuova.
ed io arrivo fresca ed entusiasta, con tutte le energie di cui dispongo, una mattina, all'incrocio delle nostre vite. e trovo solo nebbia, un'umida foschia.
e infreddolita, con i brividi, me ne rimango lì.
a quell'incrocio.
in contemplazione della coincidenza che potevo riscoprire come corrispondenza e che invece è diventata solitudine.
butto una monetina e scelgo che direzione prendere?
o inseguo?
quel puntino di vita incrociata si allontana velocemente e scompare.
e allora che succede...?

io e il mio abbandono, ancora una volta, per l'ennesima volta..

io e la solitudine. ancora una volta.

io e il MURO.

che l'abbandono, lo so, lo faccio io a me stessa.
sono io che mi abbandono. che abbandono Ma|Be.
che non CURO Ma|Be.
Sono io che rimango nell'incoerenza della compagnia della solitudine.
Sono sempre io che metto i rinforzi al mio muro.

[che quando mi impegno rimango delusa
e quando non mi impegno, deludo.]

volere è potere.
chi l'ha detto che volere è potere?
io non ce la faccio. anche quando voglio, anche quando dovrei. non riesco a buttare giù il muro. così.
mi è costato fatica tirarlo su.
rinforzarlo.. mi è costato sudore, calli alle mani e qualche mattone sui piedi.
non ho un ordigno da fare esplodere.
funziona così. un pezzo alla volta.
[un pezzo alla volta]
e al diavolo VOLERE è POTERE.
io voglio, ma non posso.
Una forza inversa agisce su di me. e mi fa retrocedere.

ecco la mia premessa. il mio avvertimento a chi mi si avvicina.
IO. SENZA PRETESE.
ci amiamo? non tu ami me e io amo te. solo CI AMIAMO...?
senza pretese.
io per guadagnare tempo con la mia opera di smantellamento.
tu per non spaventarti di quello che ti sto dicendo.
perché CI AMIAMO è uguale, è allo stesso modo e nella stessa quantità.
è un salvaguardare l'amore di entrambi, condividendolo e accomunandolo.

CI AMIAMO. è leggero. ma è.
AMORE.
SENZA PRETESE. è leggero. ma è.
DARE.

dirlo. dircelo. è fondamentale.
può diventare.
esiste e può evolversi.
e se non evolve, c'è, rimane.
[senza pretese.]

non puoi pretendere troppo dalle fate.
cambiano veste con le stagioni.
e in inverno stendono aghi di ghiaccio sulla tua pelle.
e in primavera ti lasciano rifiorire.
e in estate ti dissetano con gocce di rugiada.
e in autunno ti colorano e ti fanno danzare.

come_le_fate.
io.

ma non ho le ali.
ma non ho polvere di stelle addosso.

PeterPan dove sei?
mi serve qualcuno che creda nelle fate.
e che batta forte forte le mani.
perché non ci credo nemmeno io.
una come_una_fata che non crede nelle fate.

e sto scomparendo.

iocredonellefate,logiuro,logiuro!
iocredonellefate...
iocredo...
io...
...

venerdì 29 maggio 2009

inerzia pensante


nell'ultimo periodo sono successe delle cose. cose che nella loro essenza mi hanno fatto riflettere. e mi fanno tuttora arrovellare il cervello. cose che mi hanno fatto pensare, ancor prima di essere fatti veri, quando erano solo una potenziale conseguenza di qualcosa che ancora non era successa, tra l'altro. cose che erano causa. cose che son diventate reali, fatti. e cose che ora si portano dietro tante conseguenze. buone, cattive, meno buone ed incognite. e penso penso penso. ormai il mio cervello inizia a pensare anche quando è in standby_mode. ho tipo un timer. posso stare quel quarto d'ora in riposo, dopodiché iniziano le operazioni.. si attiva il sistema operativo automaticamente e le rotelle girano. inerzia, credo. quante variabili bisogna calcolare nelle dinamiche psico-sociali? è una cosa spaventosa... il carattere dei soggetti, l'educazione, l'influenza sociale, persino il pensiero politico. e le stesse relazioni intrapersonali e interpersonali. gruppi, sottogruppi. dominanze e sottomissioni. davvero è spaventoso. e mai come ora mi ritrovo incollata a questi ragionamenti, a questa sottospecie di studio delle funzioni con innumerevoli variabili, sistemi, tangenti, secanti... e periodicità, limiti, valori infiniti... se si potesse fotografare con una radiografia la mia attività cerebrale, uscirebbe una lastra piena di algoritmi. "questa cosa è successa per questo motivo? se sì prosegui; se no, torna alla domanda precedente." e così via. ma.. mi domando: tutto questo sforzo.. a cosa porta? mal di stomaco, ansia.. ne vale la pena? posso cambiare qualcosa?

sabato 14 marzo 2009

Dei virus. WALL? La barriera si è rotta. E io subisco l'attacco del nemico.


Facciamo che faccio pausa.
Facciamo che faccio della psicanalisi spicciola, come mio solito.
Facciamo che applico il metodo Freudiano e che mi stendo sul lettino e inizio a parlare e parlare senza poter guardare in faccia il mio dottore [che in questo caso sono sempre io.. dottore... puààà!!] e le sue espressioni schifate nel sentirmi raccontare le mie paure.
Facciamo che..
è tutto un _f a c c i a m o f i n t a c h e_

Facciamo che faccio pausa caffè.

Che i virus non stanno solo sul libro che ho sulla scrivania, aperto, ma pure nel mio cervello. Nella parte che riguarda il linguaggio e in quella della memoria.
E mettiamoci pure quella degli impulsi sessuali.
Virus per l'istinto di sopravvivenza.
Virus per l'orgoglio.
Virus per il coraggio.
Virus per me.

[I n f e z i o n e]

Tranquilli.. c'è pericolo solo per me. Non sono contagiosa.
O almeno.. ci vogliono condizioni predisponenti per contrarre la mia stessa malattia.
A U T O I M M U N E per giunta.

Mi serve qualcosa.. che funzioni però.
che ho già provato con un vaccino VIVO-ATTENUATO.
è stato tragico l'effetto. ho sviluppato tutti i sintomi.
sono stata convalescente.
ho creato anche una sorta di memoria immunitaria..
Ma a poco serve: il mio è un virus autoimmune..
e continuo ad ammalarmi con niente.
sono le mie stesse difese a distruggermi.

mi autodistruggo. non riconosco me stessa e mi combatto.
basta con i corticosteroidi. e con gli antidolorifici.
finisce che sviluppo assuefazione. e poi come faccio quando mi si spezzerà di nuovo il cuore?
passo al pratico? farmaci che coadiuvano la coagulazione per non farlo sanguinare troppo, ago e filo, bendaggi vari... e per il dolore? alcool sulla ferita? o alcool in gola.. meglio assopire tutti i sensi.
oppure.....
una ferita più grande e più fisica.. un dolore più forte e concreto che mi distragga dal precedente taglio al cuore?

MI CAPITA DI NON FARCELA A VOLTE.
E DI ESSERE INSIEME COLTELLO E FERITA.

Ma qui vi parlo di tutto e nulla.
E voi lo so, non capite.
Io capisco che non capite e non vi biasimo per questo.
E nemmeno se pensate. che son deprimente.
perché lo sono.
e lo so.

Non ho più voglia di nascondere quello che sono se mi sento così.
Se torno indietro vedo un blog che drasticamente cambia profilo.

il primo passo è ammettere che si ha un problema.
il secondo è capire che tutti hanno un problema.
Ma questo non contribuisce a farmi sentire meno sola.

venerdì 13 marzo 2009

naked as we came....

bene.
splendido.
fantastico.


massì Ma|Be..
'troppo cerebrale
per capire
che si può star bene
senza complicare
il pane..'

bene.
splendido.
fantastico.

raccontiamo i cazzi nostri a qualcuno
che sembra
[sembra]
trasmettere in AM
[come noi..]
in un mondo di radio in FM...


massì...

in un periodo di merda così..
illudiamoci di poter comunicare con qualcuno
illudiamoci di poter essere comprese..
illudiamoci.. sì.
ci manca solo questo.
in un periodo in cui gira tutto da schifo.
illudiamoci. che siamo brave a farlo.

Roby.. com'era la metafora del secchio e dell'incendio?
Ecco... io ho un secchio d'acqua in mano,
la mia casa brucia e piuttosto che usarlo per spegnere l'incendio
che faccio??
Mi ci faccio una doccia.

stupida idiota.
in un periodo in cui gira tutto male.
in cui le uniche persone che amo,
la mia unica famiglia
è lontana da sempre e mi manca da morire.
In cui io d a n n a t a cerco il compromesso,
perché la scelta è impossibile.
in cui i sensi di colpa sono più forti che mai.
e la libertà non esiste.
Stupida idiota che fai?
una doccia?

e pensare che..
che hai condiviso la tua vita.
a parole
e nei fatti.
pensare che hai detto cose che mai ti saresti immaginata di raccontare.
in cambio cosa hai avuto?
solo una persona avida di sapere,
di 'denudarti'..
senza scambio.

Se per una volta il mondo
mi sembrava girasse
.. sì,
sempre dal verso sbagliato
ma
almeno con un'andatura che non faceva venire il voltastomaco..

ora invece
v o m i t o.

giovedì 26 febbraio 2009

il mondo prima [che arrivassi te]


a raffica di nuovo.
s e n t i r e
TE
nei silenzi del mio cuore. che urli C I S O N O

[sì per fortuna ci sei]

e tra tanta gente che mi circonda
tra tante voci che per me sussurrano appena
tu U R L I la V E R I T A'

[sì per fortuna ci sei]

uh se ci sei.
senza pretese, come viene e come va. anche nei V U O T I ci sei.
che non sono più vuoti se il mio pensiero si riempie di te.

sì per fortuna ci sei.

quando la mia testa si riempie di strane logiche, il mio cuore di un dolore conosciuto ma che sempre fa male e a cui non ci si può preparare e i miei occhi di lacrime. per qualcosa che mi tocca ancora spiegare a qualcuno che so non capirà fino in fondo.
b a n a l i t à della mia sofferenza e del mio cuore di seta sgualcito, a tratti con le maglie della trama allentate, in qualche punto strappato e in una parte rammendato.

[sì per fortuna ci sei]

sicche ci sei.
sicche.

e mi viene da pensare che se la mia vita, il mio passato, quello che ero, che non sono più ma che non rinnego anche se non mi appartiene oggi, se tutto questo, se una vita di errori, indecisioni, cose lasciate a metà per colpa di una psicologia (la mia) corrotta da un'infanzia strana e sfruttata da persone brutali.
se tutto questo mi ha portato fino a te.
se tutto questo.
fino a te.
allora mi va bene tutto il dolore.le mie paure non mi stanno più strette.
e quel rammendo non cederà.
la mia seta tornerà lucida come lo era quando avevo 4 anni e non sapevo di averla quella seta, e non sapevo che andava trattata bene, pregiata, t r o p p o facile a rovinarsi.
la mia seta tornerà lucida come era prima del t r o p p o e del t u t t o.

se ciò è servito a farmi arrivare qui. da te. in una fredda mattina metropolitana. per poi guardare riempirmi il cuore della tua vita così lontana ma vicina alla mia. e vedere che un pò di sole c'è. camminando insieme. e lasciandoci dopo aver dimenticato tutto e prima di aver ricordato solo noi.
se ciò è servito ad abbandonare sulle mie guance lacrime che racchiudevano un dolore che non volevo più.
se è servito a lasciarmi andare e a far crollare quel muro solo d o p o, con un abbraccio. l'ultimo.
se mentre tutto il mondo mi scorreva da un finestrino in bianco e nero, ed io lì dentro (fuori da quel mondo) a recuperare un pò dei colori persi in tutti questi anni.
se è bastato annegare da sola, volontariamente, in quei tuoi occhi corteccia per capire e credere.
e liberarmi ancora con tutte le lacrime silenziose di cui dispongo.
e stare in ansia per la tua assenza/presenza.

[sì per fortuna ci sei]

se tutto il mio vecchio passato purgatorio è servito a portarmi da te
io dico G R A Z I E.
G R A Z I E.vocabolo inflazionato.
oggi no. è pieno del suo significato.
sì fortuna che ci sei.
grazie alla vita. a questo punto.
sicche.

[era bello il cielo d'inverno come i tuoi denti..
era bello vedere i capelli bruciare e cambiare colore..
era bello cadere d'autunno sopra le foglie come le foglie
il mondo prima che arrivassi te
il mondo prima che arrivassi te
il mondo prima che arrivassi te..
(il mondo prima_tre allegri ragazzi morti]


sicche.

giovedì 29 gennaio 2009

[RI]trovarSI _____________ {t R o P p O}.

{come.d'autunno.sugli.alberi.?.}

Sempre cerco.
di sintonizzarmi. sulle frequenze di chi mi sta intorno.
perché è l'unica cosa.
che mi rimane
[l'unica.]
mi rimane questo.
adattarmi. alla Darwin.
e sopravvivere, no?
questo è il punto
[no?] ______ SOPRAVVIVERE.

Quando si e [TROPPO] per gli altri.
e allora cerco di essere di meno.
[il meno possibile]
ACCOMODANTE come cosa.
e poi. per caso. succede.
succede che.
per caso.
mentre mi sintonizzo sul battito del mondo.
per caso. SUCCEDE.
[benedetto caso]
[che succede una volta ogni TROPPO]

che trovo qualcunA. e mi dico
.v a l e.
vale.la.pena.vivere.se.c'è.
.u n a p e n a c h e v a l e.
e diventa tutto che.
ROBAMIA,ROBATUA.

E allora .amicA.
.sorellA.
.ama n t e.
dico che quando sono troppo.
.TROPPO. per tutto il resto
.per TE no.
e quando sei TROPPO tu.
.per me non lo sei.
scambiamoci il .TROPPO.
come ieri. come oggi.
che tanto CORRISPONDE.
che tanto il TROPPO che siamo, lo siamo
in tempi diversi.
E quando sei [troppo] tu, sono [poco] io.
e VICEVERSA.
e allora possiamo dividercelo
e CONDIVIDERLO.
[questo maledetto troppo.]
ed io sono sollevata.
e pure tu
.s p e r o.
e quando siamo [troppo]
tuttE e due
allora sarò felice di essere infelice con te.
come te.
E sarò felice di non morirNE da sola.


Tutto ciò da cui stavi fuggendo
Torna come valanga più grande che
Ti trascina al punto di partenza se vestirai
Vecchi difetti
Volami accanto e solca il tempo
E bevi l’immenso soffio eterno
Guardami cambiare forma dopo forma e ancora
Respirare i tuoi capelli dentro a un giorno nuovo
Nello spazio che adesso riempi c’è
Succo acerbo di densi silenzi che
Colleziono da tempo
Come schegge d’inferno
Why? why? …

martedì 20 gennaio 2009

.sbiadire [lentamente] evaporare.


io sono trasparente.
trasparente.

così limpida che attraverso lo specchio non mi vedo.
così aria che tutto mi passa TRAMITE.
che tutto mi travolge. a tal punto che a volte nemmeno me ne accorgo.
tanto sensibili i miei sensi da assopirsi per lo strazio del momento.
per lo shock.

io sono trasparente.
ho affinato questa mia caratteristica negli anni.

una volta non lo ero.
da piccola ero colorata. un pasticcio di colori.
una tavolozza con ogni sfumatura.
come il vestito da pagliaccio che mia mamma mi faceva indossare a carnevale.
con pois blu, rossi, gialli e verdi.
ero emozionante e travolgente.

poi. bum!

ho iniziato a sbiadire.

i bambini sbiadiscono? io lo facevo.
estate dopo estate, bruciata dal sole.
pian piano i colori andavano via.
mi abbandonavano e andavano a dipingere quello che c'era intorno a me.
crescevo e con le sfumature che mi lasciavano coloravo di significato quello che mi circondava.

e profumavo da piccola.
profumavo di caramello e noce moscata. di caffè e liquirizia anche.
profumavo di fresco.
e sbiadendo nei colori ho iniziato a sbiadire anche nelle essenze.
che si posavano sulla pelle e sulla scorza delle persone e delle cose tutt'intorno.

e 'risuonavo' anche. da piccola 'risuonavo'.
con note allegre di tromba, dolci di pianoforte e delicate di chitarra classica.
trilli leggeri di sonagli. che lentamente son diventati timbri di violini.
e poi fragore di silenzio.

ora non suono. non profumo. non ho sfumature.
trasparente.
ma il mio mondo ha miliardi di note. infinite essenze olfattive. continue sfumature di colori. soprattutto sconosciute.
non io.. il mio mondo.
io sono trasparente.
mi si vede attraverso.
come l'aria. l'unico elemento di disturbo tra un occhio e la sua visione.
come l'aria. in cui le onde sonore si propagano.
come l'aria. attraverso cui le molecole di profumo vengono respirate.

solo una cosa mi è rimasta.
che quel sole mi ha lasciato facendo sbiadire ed evaporare il resto.
calore.

venerdì 16 gennaio 2009

che sono complicata come una telenovela portoricana. IO. [cerchiamo di recuperare il tempo perso? - cerchiamo di recuperare noi che ci siamo persi...]

premessa: troppa cioccolata fa.. [male] e [bene]

Mantenere il passo..
della vita, che corre con falcate da giaguaro, mentre noi poveri bipedi ci affanniamo a rincorrerla.
è dura.
e scendiamo a compromessi per distaccarla di quel mezzo metro.
che in fondo non ci fa sentire per niente vincenti.....
e perciò...

ho capito - almeno credo [mi ci è voluto un pochino].

che la vita è vero che corre ma nessuno ci obbliga a tenerle il passo.

Quella corsa disperata per raggiungerla mi era utile poiché sono costantemente spaventata dal presente e dal passato.
Spero
in un futuro diverso ma altrettanto veloce...
Cerco di combattere
- con una neonata consapevolezza -
i fantasmi che mi porto dietro da tanto tempo.
e il futuro lo vivo ogni giorno nel mio presente [che temo].

l'importante è rendersene conto.. mi dico.
che è la vita che corre dietro te e non tu dietro lei.

tutto questo a causa della bilancite acuta - come dice un mio amico:
quando mi prende (ossia quando faccio un bilancio della mia vita almeno ogni 45 minuti per un paio di settimane) cerco di vedere gli ultimi periodi passati come i pilastri di una casa...
e comincio a buttare giù ogni pilastro per ogni persona o situazione che non ha aggiunto niente a quello che già ero e che già avevo
e lascio o aggiungo tanti pilastri quante sono le persone che invece hanno fatto il contrario...

il risultato è che la casa rimane su...
rimane su perché ho la fortuna di possedere quei pilastri fermi che,
anche se sono pochi,
sono collocati al punto giusto.
e la maggior parte delle volte bastano da soli a mantenere su il tutto.

Tu sei uno dei miei pilastri principali...
anche se non sei tangibile.
anche se non ti conosco. mai ti ho conosciuto e forse, se anche gli altri pilastri dovessero cedere.. mai ti conoscerò.

nonostante tutto sei al piano terra.
e tutto quello che costruisco lo costruisco perché
perché non lo so. in fondo non sei materialmente presente. ma idealizzato.
però mi ispiri, proietti in me un' immagine
flebile. fumosa.
che lascia uscire con un rantolo la beata speranza dai miei polmoni
espirandola su quella foschia. per schiarirla.

e così
con il primo piano
il secondo piano
il terzo piano....
la casa va avanti
e tu con lei e la vita con te.

l'importante è rendersene conto..
rendersi conto che è la vita che corre dietro te e non tu dietro lei.

o no?

lunedì 5 gennaio 2009

lost in the fog

Vero? la tristezza è una scelta che

la nebbia è la mia casa. attraverso la nebbia vedo il mondo com

consapevolezza e abbandono. tristezza comoda che mi aff


mi sono arresa alla tristezza. e
forse mi piace anche tormentarmi.
tormento.
ora sento il mio cuore battere.
e il mio animo fremere. per
qualcosa che non so.

[I'm taking it slow
Feeding my flame

I won't soothe your pain
I won't ease your strain
You'll be waiting in vain
I got nothing for you to gain]

e questa nebbia.
bellissima. struggente. umida.
e romantica. romantica. romantica.
e questo fango
che si impasta con le suole delle mie
scarpe. e mi inchioda. qui.
nella nebbia e nel fango.
delizia e orrore.

una dannazione eterna. la mia
[dannazione eterna].
il tormento. la paura.
di quello che sono.
la cerco e la scelgo. tra tanti tipi di paura.

[Prigioniera] dentro una bolla di sapone.
terrorizzata e fremente all'idea che possa
scoppiare.

scoppia. bolla. scoppia
scoppia..
in caduta libera. c'è una me stessa laggiù che mi attende a braccia aperte
per arrestare il mio VOLO con una presa soffice e forte.
c'è una me stessa forte e consapevole laggiù.
scoppia. bolla. SCOPPIA DANNAZIONE.

voglio cadere.
voglio cedere.
CEDERE. e arrendermi.
[c'è qualcuno laggiù, una me stessa CONSAPEVOLE e FORTE, pronta a prendermi. pronta a tenermi.]
non voglio SOPRAVVIVERE. preferisco arrendermi.
la resa delle mie membra. l'abbandono.
è l'OBLIO.
scacciare ogni legame.
che voglio essere quel che sono in realtà
[sola..]
non voglio più far finta di non esserlo.
basta giocare a nascondino con me stessa.
o consolarmi, accontentandomi. consolarmi,
ripetendomi che nessuno lo è.
[solo..]
voglio l'abbandono vero.
la cerco la solitudine. in questa nebbia.

[bellissima
struggente.]
[I'll seek you out,
Flay you alive
One more word and you won't survive
I won't soothe your pain
I won't ease your strain
You'll be waiting in vain
I got nothing for you to gain]

non voglio nessuno. di chi ho già ora.
non mi serve nessuno. questa è la verità.
sono sola. voglio esserlo. DAVVERO.
per non sentirmi più
[sola].
la consapevolezza aiuta.
la maschera muta.
la maschera fa sopravvivere.
IO VOGLIO VIVERE come voglio vivere..

voglio poter sorridere alla solitudine. salutarla.
e tenerla con me senza sofferenza.
senza timore.
[And just in time
In the right place
Steadily emerging with grace]

l'ho scelta io la tristezza, vero?

sabato 13 dicembre 2008

hAte/Love.. ricordi-parte seconda

|Odio| |amOre|


che sentimenti strani. agli antipodi.
eppure si presentano spesso insieme.
Non mi ricordo chi una volta mi disse che la ragione, il motivo di |Odio| è proprio lui: |amOre|.

Vero è.
spesso odiamo qualcosa o qualcuno perché l'abbiamo amata/o tanto.

Faccio un esempio: quand'ero ragazzina amavo tanto una canzone di Nek: Laura non c'è
(risparmiateMi le critiche.. lo so lo so..).
Ora praticamente non la sopporto. praticamente.
La |Odio|.

Faccio un altro esempio: da ragazzina senza mamma e papà amavo tanto mio zio (anche se per tutto il tempo dell'adolescenza ribelle l'ho negato a me stessa..).
e mi vergogno di averlo amato.
Forse a 4 anni il mio cuoricino voleva trasporre la sua figura su quella di papà.
quanto ho rischiato..
Forse era troppo grande la mia aspettativa di essere amata.
per quello che ero.
Ora lo detesto. lui e tutta la sua famiglia.
la moglie invidiosa.
ed il figlio con cui venivo sempre messa a confronto e paragone.
Forse perché mi hanno vista sempre come.
il problema. l'altra.
dei nonni la nipote che più aveva bisogno e, in quanto tale, la nipote per la quale i diritti universali dei nipoti e i doveri universali dei nonni verso i nipoti non venivano rispettati.
La nipote. NIPOTE.
nipote e mai Figlia.
ho sempre ricevuto una parola cattiva, uno sguardo truce da questa famiglia.
per quanto possano dire il contrario.
per quanto possa mio zio voler apparire caritatevole. raccontando che si è battuto per la mia adozione.
per non lasciarmi a vivere una vita con persone indietro di 2 generazioni.
Con un nonno duro e glaciale, che lui come padre ha sempre disprezzato.
Con una nonna dolce e gentile, poiché detestava l'idea di doverla dividere con me nel ruolo di mamma.
per darmi dei fratelli con cui giocare.
per darmi qualcosa di concreto da poter chiamare futuro nella loro farmacia.
tsé.
o forse solo per trattarmi da terzo incomodo.
e per poi farmi mai sentire loro figlia.
adottiva.
figlia di nessuno.

Ho ottenuto solo disprezzo.
e invidia; non chiedetemi invidia di che. perché proprio non lo so. Sono anni che cerco di comprendere e continuo a farlo;
a cercare una motivazione.
eppure.
quest'odio gratuito non.
non ha spiegazioni secondo la mia non-razionalità.

Le uniche cose che ricordo della mia infanzia si possono catalogare in tre cartelle. non in una, che sarebbe cosa giusta. ma in tre.
|amOre|; |limbO| e.
|Odio|.

In |amOre| tutti i ricordi di mia nonna; le sue magie sotto la tenda che mi costruiva in camera e tutte le risate a perderci il fiato.
ricordi che scaturiscono e si traducono in un'unica sensazione, racchiusa nel profumo di acqua di rose.
e l'odore polveroso di carta vecchia e legno laccato della biblioteca di mio nonno. che a modo suo di |amOre| me ne ha dato e me ne dà.
ma proprio a modo suo. e non riuscirebbe a fare altrimenti e meglio, lo so.
Sono ricordi di colore viola. e sanno anice.

In |limbO| i ricordi di un'altra vita.
delle gambe robuste (la sola cosa che vedevo quando stava in piedi..) di un ragazzone altissimo;
e solo quando mi prendeva in braccio scoprivo che aveva gli occhi stupendamente verdi.
e la fronte sporca di vernice per muri. che chiamavo "papo".
ricordo la sua golf e le sue cassette rock a palla quando la lavava.
Il ricordo del muso umido di Laika e di come mi scovava dietro la porta di casa, dissipando tutte le mie paure iniziali con una leccata in faccia.
delle bambole mie e dei sonagli per Viola.
della sua copertina che era stata mia e io le rubavo per gelosia.
di mia mamma. dei suoi vestiti.
che a casa hanno ancora il suo profumo.
dopo 20 anni.
delle sue mollette per capelli e di come pettinava i miei.
dei suoi bei denti.
ricordi che hanno il sapore delle caramelle mou. ma ricordi grigi.

In |Odio| i ricordi delle estati trascorse a piangere.
a casa degli zii.
o nascosta tra gli scaffali della loro farmacia.
ricordi di spiagge scomode. di castelli di sabbia tristi.
di frecciatine fatte ad una bambina di soli 6 anni.
completamente smaliziata.
di aggressioni verbali davanti al letto di morte di una nonna tanto adorata.
odore di disprezzo.
sapore di umiliazione.

Ricordi che stanamente rivivo anche oggi. quando lo incontro e ci parlo.
il passato che si mescola al presente e lo confonde.
quando sono di fronte a quei suoi occhietti acquosi e tanto diversi da quelli di mia mamma e di mia nonna.
mi fa regredire all'infanzia. che se non fosse perché non ce l'ho mai avuto come vizio, quasi tornerei a ciucciarmi il pollice.
e mi rende completamente disarmata e incapace di difendermi.
come da piccina. ma con le emozioni di un' Adulta_Ma|BePan.

Lo |Odio| perché l'ho amato.
Perché allora lui non può provare |amOre| per me, se mi ha odiato?

mercoledì 10 dicembre 2008

Reductio ad absurdum...


L'altra sera parlavo su emmessenne con un certo strano ed affascinante GeNiO dai riccioli d'oRo. Una persona che è stata catapultata nella mia vita da un altro caro strano ed affascinante POETAePITTORE, che devo ringraziare, finché morte non mi separi dalla vita, per questo inaspettato ma da sempre atteso incontro/scontro.

Un essere dai riccioli d'oRo e dagli occhi BlUbLuBlU, che dice delle stramberie, le più logiche e concrete di MAI, di cui ho sentito parlare soltanto dalla "Me.StEsSa.DeL.mOtO.cIrCoLaRe.UnIfOrMe."
(E se non vi raccapezzate cliccate QUI.)

E mi è venuto da pensare che questo GeNiO oRoEbLu fosse di un altro pianeta, forse di una stella con un nome siglato da qualche scienziato.
E che magari a due o tre isolati di buio da quel sole, lontano miliardi di anni luce da qui, ci fosse anche la mia di stella..
o BucoNero_ViOlA,nOtTe.quasi.verso.l'AlBa_ con la mia nuvolettaVeRdE..

E si parlava della possibilità di incontrarsi e di conoscersi.
Perché (almeno a me) non basta più essere "l'amica dell'amico" e conoscere "l'amico del mio amico".
NON VOGLIO TRAMITI.
Voglio vivere questa persona direttamente.
Sulla mia pelle, con le mie orecchie, gli occhi, le mani e con tutti gli altri 6-7 sensi che madre natura o chi per lei mi ha messo a disposizione in questo corpo, in questo corazon, in quest'anima inquieta e vibrante.

Perché ne parlo non so.
ma mi stimola.
mi incuriosisce.
mi sorprende.
mi illude.
Fa girare quelle 4 rotellette del mio ingranaggio cerebrale ossidato dalla pigrizia.

Bene. Dopo questo elogio gratuito.
vado avanti.

Dicevo.. si parlava, l'altra sera, di tutto un po'.
Quand'ecco che il ricciolo mi fa una delle sue solite uscite spiazzanti.
Cheppoi io sembro tanto estroversa e buffona ma dietro dietro, ben nascosta, c'è una timidezza da far impallidire un bocciolo di rosa.
E con la semplice richiesta di vederci, sottoforma di appuntamento a brevissima scadenza, mi mette in crisi.

Mai sentita così per un incontro.
MAI.
Terrorizzata ed euforica allo stesso tempo.
Non la classica paura del
OHMMIODDDIOOO.NON.HO.NULLA.DA.METTERE.DEVO.FARMI.LE.MECHES!
o del SE.SOLO.AVESSI.FATTO.UNA.MEZZ'ORA.IN.PIU'.DI.STEP.
E.LE.1O'000.SERIE.DI.ADDOMINALI.E.GLUTEI!

E' una paura diversa. Legata a un concetto strettamente intimo.
Di me. Nuda.
Senza difese.
Il terrore e l'eccitazione di giocare senza regole, senza appigli a cui aggrapparsi quando la situazione si fa sfavorevole.
Perché è di questo che si tratta. Della sua capacità di mettermi a nudo. Cosa che io non permetto a nessuno.
NESSUNO.

E, ecco ecco, ora ci arrivo al momento di riflessione.
Ho scoperto che.
che questa conoscenza a carte scoperte.
ANZI ANZI NO.
che questa sua capacità di leggere le mie carte, per quanto coperte possa io tenerle, guarda un po', mi rende fragile.
FRAGILISSIMA.
Ultrasottile.

Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.Pericolo.

Perché il ricciolo sa colpirmi. Sa quali sono le crepe del mio cuore a cui fissarsi e in cui penetrare.
E so che se lo vedrò, se lo conoscerò.
sarà straziante privarmene.
nel momento dell'abbandono.

E qui nasce la riflessione sui RICORDI (sento già i vostri "FINALMENTE! SPERIAMO ALMENO CHE TUTTO 'STO SPROLOQUIO SIA VALSO A QUALCOSA". A dire il vero non lo so.. Ricordate la mia semplicità banale? Ecco.)

Vivo di ricordi. Belli o brutti che siano. Sono costretta.
La mia vita è tutta un ricordo. ed un pensare a come sarebbe, se non mi fosse girata così.
CREDERE.
Ed è per questo che i ricordi sono la cosa che mi fa più paura.
ancor prima delle assistenti sociali.

In genere si sospira con i ricordi.
Ahhhh....... puff!

Io credo invece che abbiano un'essenza infima e una volontà ipocrita.
I ricordi ti fanno credere di essere belli.
Tutto accade in un attimo: l'odore dei broccoli in cucina, le dita che fanno il nodo ai lacci della scarpa, la parola TEDIOSO, un paio di note giuste SOL DO MI DO..
ed ecco che una di queste piccole, insignificanti cose istantaneamente funziona come un link, che conduce la tua attenzione sensoriale e tutte le tue sinapsi cerebrali in uno spazietto minuscolo della tua memoria.
E' UN TRIP.
E' UN FLASH.
e ti ritrovi quasi a rivivere la stessa gioia, le stesse emozioni..
Anche i ricordi tristi, quelli brutti.. hanno la capacità di apparire meno di quel che erano quando erano la realtà di quei momenti.
Ti sembrano leggeri.. Sollevano lo spirito.
I ricordi sono ipocriti.
Perché ti fanno sentire bene. Se ci pensi giusto quegli attimi che durano.
Ma se ti ci soffermi un pochino di più, si portano dietro la malinconia.
come i fantasmi trascinano le loro catene.
E la malinconia è tristezza.
E' romantica, ma è triste. E' sola.
E alla fine zitti zitti i ricordi se ne vanno, le loro immagini ti abbandonano, scivolano silenziosamente nell'oblio e ti lasciano un aroma.
di SOLITUDINE e SENTIMENTO.

Ora.
Non oserei mai dire che è meglio non viverle quelle situazioni che poi sai già che saranno trasformate in un ricordo con meriti e contromeriti.
ANZI.
IO VOGLIO VIVERLE.
perché è importante farlo.
Vivere intendo.

Ma permettete che io sia al contempo TERRIBILMENTE EUFORICA e TERRORIZZATA?

euforica per un pezzo di realtà di cui conosco il valore.
terrorizzata per il bagaglio sentimentale di cui si farà carico la memoria.

Occhei.
ora sono pronta.

domenica 23 novembre 2008

Ma che freddo fa...

Trascorro la domenica pomeriggio a guardare il cielo mUteVolE d'autunno.. dal mattino alla sera, seguendo le nuvole, mosse dalla magia di un leggero vento che da quaggiù non percepisco; il loro percorso, nell'aria limpida e gelidamente celeste, tenendomi stretta nel golf di mia mamma.
L'odore del caffè riempie la cucina ed il vapore si condensa sul vetro freddo della porta. Mi piace vivere questi momenti che si ripetono quotidianamente. Le sensazioni che questi attimi ripetuti giorno dopo giorno scatenano nel mio stomaco mi fanno vibrare cuore e mente.
Oltre la finestra appannata intravedo il giardino, come fosse immerso in una nebbia che posso spazzare via con un gesto della mano: l'erba tagliata a filo e la palla con cui giocava il cane l'altra mattina sempre nello stesso punto, sotto l'albero. Le foglie quasi gialle, buona parte che riposano sul terreno.
Un sospiro.

L'autunno è la mia stagione.
Ha tutti i colori che amo, ha il clima che preferisco; è variabile e struggentemente romantico. La Terra sembra esprimere i suoi sentimenti: la sua malinconia nel lento arrendersi e lasciarsi cadere delle foglie, la sua tristezza nel cielo plumbeo del crepuscolo ed il suo sfogo finale nelle lacrime della pioggia. Poi diventa frivola e pian piano spensierata mentre le sue nuvole svaniscono e torna il sole, il vento lieve che le sposta, come la canzone che continua a suonarmi in testa fa con l'incertezza e i cattivi pensieri.

Solo in autunno percepisco il tempo che passa e mentre tutto muore e si addormenta io mi risveglio.

La sera arriva che sono le cinque.

I libri e gli appunti rimangono sul tavolo mentre io S C i V O L O lentamente sul pavimento della mia camera.. il tempo corre troppo in fretta e sento di perdere l'occasione per fare ciò che voglio in ogni istante. Così lascio lì quello che devo fare.. per le cose programmate c'è sempre tempo.
L'ispirazione invece è frivola e sfuggente.
Forse proprio perché non vuole essere colta, oppure l'esatto contrario. Quell'ormai comune formicolio alle dita forse è un suo sussurro, un incitamento a smuovermi.

Scivolo sul pavimento e mi chiudo nella penombra della mia stanza: una coperta per terra per non sentire il gelo delle mattonelle. Scarabocchio i miei pensieri, che altrimenti, lo so, andranno perduti.
Non conosco la poesia.
Non conosco l'arte.
Non conosco le regole per creare qualcosa di veramente bello..
non perché mi importi che il risultato finale lo sia; semplicemente perché la bellezza è un magnete per l'attenzione, è capace di coinvolgere.. credo che sia più facile comunicare attraverso essa.
Non so trasmettere, non so commuovere con frasi che rivelano con straordinaria soggettività le verità del cuore.
Non so cogliere con uno scatto un dettaglio significante del mondo.
L'emozione pura.
Eppure tento sempre di esprimermi.
Evolvendomi pacatamente.
Frustrandomi anche..
perché non raggiungo mai quella bellezza significativa, genuina e sostanziale.
Né quella che mi appartiene totalmente e che mi è necessaria per essere capita.
Ho sempre sentito il viscerale bisogno di essere compresa fino in fondo. Il fatto di non riuscire a trasmettere mi crea insoddisfazione ed un tremendo senso di solitudine. Per me, che mi sforzo di vedere il mondo tramite gli occhi di chi mi vive intorno, sapere che chi mi è vicino non tenta di fare altrettanto, non riesce a parlare la mia stessa lingua e a capire i miei pensieri, mi fa sentire come l'autunno: sempre in decadenza e sereno variabile da un momento all'altro. Ma l'autunno manifesta la sua variabilità; io invece ce l'ho dentro in un perpetuo moto circolare uniforme. Rimango nel mio limbo a dondolarmi, fissandomi da una decina di metri di distanza e vedendomi immersa in una scenografia di cartone acquerellato che lentamente viene ridotto in una poltiglia grigia dalla pioggia o si incendia di colpo, diventando un gomitolo di carta annerita e deformata dal fuoco.
Anche se in vero sono io stessa a rendere inaccessibile il mio limbo. Sono io ad essere prevenuta nei confronti degli 'estranei'.. Ho perennemente in corpo la sensazione che nessuno potrà mai comprendere come mi sento.
Da dieci anni a questa parte.
Incompleta.
Insoddisfatta.
Insicura.
Incompetente.
Immeritevole.
TERRORIZZATA.
Imparo molto da chi mi circonda. Sono una brava osservatrice, avida di stimoli e idee.
In genere poi rimango sempre delusa, in un modo o nell'altro, e quello che cerco di fare è di mettere ordine nel mio stomaco, alle mie emozioni, ai miei pensieri.
E 'mettendomi a posto' cerco di sopperire alla mancanza di un animo in grado di camminare sul mio stesso sentiero e di sentire gli stessi odori che percepisco io, diventando io stessa il mio punto fermo.
Interpreto il ruolo di me stessa che mi comprende a fondo in un girotondo infinito e stancante.
Solo perché mi serve un punto nel quale tornare quando mi perdo, una carta che mi dica torna al VIA saltando la prigione.



Forse solo chi sa leggere nell'autunno saprà capire anche me.
Nella mia semplicità totalmente scontata e banale.

mercoledì 5 novembre 2008

DX, SX, AVANTI

Quando eravamo ragazzini, io-mio cugino-mia cugina, con i nostri nonni avevamo una abitudine: andare in giro la domenica.

Arrivavano i miei zii, lasciavano i figli e dopo il pranzo si saliva tutti e cinque in macchina: ricordo una renault davvero brutta, color senape.

I nonni sedevano davanti, noi - naturalmente - dietro.

Io prendevo il posto a sinistra, dietro a mio nonno che guidava; mia cugina (la più piccola dei tre) in mezzo; mio cugino, il più grande di tutti, a destra - dietro a nonna.

Noi non eravamo mai particolarmente entusiasti di queste "gite", perché non si sapeva mai dove saremmo andati a finire e perché l'idea di passare due ore in macchina non ci allettava poi così tanto.

Insomma, quando la domenica i nonni ci portavano in giro, si adottava questa regola: arrivati ad un bivio, a turno avremmo scelto la strada.

Avanti, destra, sinistra: ci alternavamo a dare indicazioni a mio nonno che guidava.

Una volta arrivati in un posto che ci piaceva, fermavamo la macchina e andavamo a fare una passeggiata o a prendere un gelato.

Ora, io non ricordo un granché, però chissà perché si arrivava in posti dove mio nonno aveva perfettamente idea di dove fossimo, oppure era in qualche modo “socializzato” al luogo.

Secondo me barava quando era il suo turno di scegliere quale strada percorrere.

Ho sempre avuto questo dubbio, però c'è da dire che – quando io o i miei cugini eravamo indecisi se andare avanti, o a destra, o a sinistra – lui ci aiutava a prendere una scelta e ci risolveva il problema.

Così come, finita la gita, senza che noi sapessimo come, ci riaccompagnava a casa in silenzio, senza scossoni e senza bisogno del nostro aiuto, tanto che mia cugina – sempre la più piccola dei tre – si rilassava e appoggiava la testa sulla mia spalla sinistra e si addormentava, colando saliva dall'angolo della bocca.

Io però non la svegliava, ché ho avuto sempre un forte senso di protezione nei suoi confronti.

Oggi, a venticinque anni, non ho più nessuno che risolva i miei problemi, che prenda decisioni per conto mio, che mi tolga le castagne dal fuoco.

Comincio a sentire il peso della maturità: non mi dispiace affatto, ma devo ammettere che quando devo affrontare le cose che mi riguardano non riesco ad avere la stessa lucidità, forse perché razionalizzo troppo sentimenti ed emozioni, che mal si prestano ad un approccio analitico...

Per questo ogni tanto mi piacerebbe non avere responsabilità e non pensare “al dopo” di una mia decisione. Vorrei poter sospendere il giudizio e la lungimiranza, lasciarmi cullare dalla macchina che torna a casa dopo una domenica passata a dire “avanti”, “destra” o “sinistra” a mio nonno, e guardare mia cugina che dorme a bocca aperta, con la saliva che inumidisce la mia maglietta di ragazzina incosciente e felice.

sabato 1 novembre 2008

Un momento.. e un formicaio di pensieri invade la mia mente.

C'è qualcuno che ti ha capito subito, dopo neanche i primi 5 minuti che ti ha conosciuto..c'è qualcuno che pensa di conoscermi, ma in realtà mi conosce solo in parte e c'è qualcuno che non ha capito proprio niente, ma gli si lascia credere di aver capito tutto.. c'è poi chi vorresti che ti conoscesse veramente, ma abbattere subito il muro proprio non ce la fai.. e così dopo un passo avanti ne fai 100 indietro... e poi... poi... forse è meglio resettare.. so già come va a finire..

E poi dicono che le corrispondenze non esistono, è solo casualità....ma secondo me alcune cose, alcuni luoghi e alcune persone continuano a far parte della tua vita anche indirettamente.. ci sono città che diventano importanti, non perchè ci hai vissuto nè perchè ci sei nata ma perchè costantemente ritornano a far parte della tua vita, perchè una persona a te cara abita ora lì.. ci sono anche persone che costantemente entrano ed escono e rientrano nel cerchio della tua vita e sai che ne faranno sempre parte, che ogni tanto le incontrerai e che non smetterai mai totalmente di perderle di vista... io le chiamerei piacevoli coincidenze..

e poi succedono delle cose così... all'improvviso... che ti fanno ridere.. ridere tanto.. e ti lasciano il sorriso sul viso a ripensarci... meno male che ogni tanto accadono..

Stiamo secondi, minuti, ore a pensare a quello che vorremo fare, dire, avere e poi ogni volta a metà strada il percorso cambia, prende sempre un'altra piega.. e allora vale la pena pensarci? Se perdi il treno che dovevi prendere, come si fa ad essere sicuri che quello che passerà dopo ti porterà esattamente dove vuoi? C'è chi dice che tanto il destino di ognuno di noi è già segnato, chi invece dice che siamo noi a decidere di noi stessi e del nostro futuro.. e dirsi che forse doveva andare così, giusto per consolarsi un pò, non è che risolva molto perchè ogni tanto ti ritorna in mente quel "e se..." tornare indietro non si può..e allora non rimane che cercare di guardare avanti con la testa alta e pensare che qualcosa di buono prima o poi arriverà.

mercoledì 15 ottobre 2008

Il Maestro Oogway...


Mi piace il termine "schietto". Lo trovo quasi onomatopeico del significato che ha. E trovo anche che sia sinonimo di "pulito".

Schietto.

Sì, suona bene.
Io lo sono. Schietta, intendo. Se non proprio schietta, allora sincera.
Poiché c'è distinzione.
Forse ho quei due o tre peli in più sulla lingua che fanno la differenza.
Forse sono un po' più, come dire, diplomatica... forse.
Dico quel che penso ma con quel pizzico di coscienza che traccia netta la linea di confine tra i due vocaboli.
Almeno quando sono calma.
Quando sono incazzata no. Lì scatta la schiettezza. E pure il cinismo.
Ma le volte che sono fuori di me sono rare.

Schietta. Sincera.

Ovviamente ho anche i miei segreti.
E a quel punto la sincerità va a "donnacce". Com' è giusto che sia.

E sono permalosa.
Una cifra.
Ma solo con le persone che stimo. Odio pensare che, qualcuno che mi conosce e che conosco bene, possa avere un'idea sbagliata di me.
Per il resto non me ne frega nulla.

Di contro non sono orgogliosa. Almeno non per me stessa.

E per nulla competitiva; cosa che forse non mi ha dato la spinta necessaria per compiere "le grandi imprese della mia vita", ma che mi ha preservato fegato e salute mentale.

E mi accontento di poco. Di veramente poco per essere serena. Altra cosa che ha i suoi pro e contro.

Mi piace il giusto mezzo delle cose. Sono una moderata.
Maledettamente moderata.
Eccetto che nel vestire...

Per non sentire il peso della noia, mi pongo tanti piccoli obiettivi. Ma non credo di essere l'unica.

A volte la mia vita scorre tranquilla.
Altre no.
Come succede a tutti.
Personalmente ho imparato che quella volta ogni tot ho le mie crisi esistenziali.
Che a dirla tutta mi stanno anche bene.
E mi fanno sentire l'adolescente che ormai non sono quasi più.

Ora servirebbe la conclusione adatta. Una massima o roba del genere.
Qualcosa in grado di farvi capire che livelli ha raggiunto a 25 anni la mia saggezza.
Cosa che non ho.

Mi limito a dire che questo è quanto.
Che mi andava di scriverlo e che non ha un fine preciso.

Perché a volte un blog ti serve proprio a questo, a fare il punto della situazione:
delle entrate e delle uscite nella tua vita.
Dei costi fissi, delle perdite e degli investimenti a non-rendere.
Degli interessi accumulati e dei profitti.
Delle amicizie a tasso variabile e di quelle a tasso fisso.
Delle rate da pagare...

A volte scriverle, certe cose, serve ad avere più coscienza di sé, di ciò che si sta facendo, di come-dove-quando-perché siamo a questo mondo e di quanto beneficio possiamo trarre da ciò che stiamo vivendo e abbiamo vissuto...
Serve per disegnare uno schizzo del futuro che vorremmo..

Un po' come compiere uno studio di funzione della propria vita, tracciando sull'asse cartesiano una curva rappresentativa del tuo ieri-oggi-domani, cercando il massimo e il minimo asssoluto, il limite.. e pure la derivata.

Ma io non sono brava in matematica.

L'importante comunque è il carpe diem, il presente.
Quello che siamo, lo siamo ora.
Solo questo bisogna comprendere per fare tutto il resto.

E nel bene o nel male dobbiamo essere grati di poter coniugare il verbo essere al presente indicativo.

Poiché, come dice il Maestro Oogway in Kung-Fu Panda:
Ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono... per questo si chiama presente!


N.B.: Alla fine la conclusione l'ho beccata. La MORALE?? Guardate i cartoni animati!

domenica 5 ottobre 2008

La leggerezza dell' (in)esistenza

Orrendo da dire. Ma ultimamente mi capita di pensare che sono arrivata al capolinea. Che un paese di 5000 abitanti con un inverno lungo 9 mesi e il mercato al martedì segnano la fine della mia "recettività". Non riesco più ad avere input e output, niente stimoli. Io che ho (quasi sempre) fatto tanto con poche possibilità, io che ho sempre cavato il ragno dal buco anche quando nel buco c'era solo un sudicio sorcio. Ed ora l'idea di rimanere qui, di vedere sempre le stesse facce, di girare in quello stupido supermercato almeno due volte a settimana e di percorrere in macchina la curva della piazza ritualizzando sempre più la velocità.. di sentire la sirena del comune alle 8.00, alle 12.00 e alle 17.00 tutti i santi giorni, di ricevere una stupida proposta da un 22enne e qualche sguardaccio porco dai 36enni frustrati dalla loro via matrimoniale in questa provincia sfigata... di viverci per sempre e invecchiarci in questo cazzo di bel posto.. beh, permettetemelo, mi opprime.
Essì che poi in ogni posto in cui stai la routine la trovi sempre..
Ma io non ci starei sempre nello stesso posto. E non starei con la stessa persona così a lungo, e me ne fregherei se "in Trinacria c'è la mafia" e in Africa i morbi sconosciuti "che devi farti mille vaccini prima di partire..".
E mi ritrovo a fare nella pratica ciò che in teoria critico perché non sopporto.
Che bella merda.
La mia mente sta lentamente morendo ed io ancora non ho l'indipendenza per girare, fare, dire, organizzare, gestire la mia vita. Che sento sempre gestita da altri perché legata ad altri.
Che bello schifo.
Come una zanzara rimasta appiccicata ad una ragnatela cinicamente e sadicamente soffice.
Che intrappola e incolla.
Non sono mai stata certa delle mie capacità, ma l'intraprendenza l'ho sempre avuta. Eppure ecco, rimango immobile, sotto la campana di vetro che mi hanno piazzato addosso: una bella campanona, grande, spaziosa. Ma pur sempre una prigionia, con le pareti trasparenti su cui schiacciare il naso e guardare come il mondo dall'altra parte vive senza di me.
E intanto il vetro si appanna col mio fiato.
Anch'io allora ci scriverò col dito qualcosa.
Forse l'età in cui deciderò di morire o forse un 17.

lunedì 15 settembre 2008

Sotto il quarto di secolo

Quando ti capita di vivere, a distanza di poche settimane, tre situazioni identiche con soggetti differenti (le cui caratteristiche però si somigliano - altezza, piacenza, età), la vaga impressione che c'è qualcosa che non va in te inizia a mandarti in pappa il cervello.

Perché NO, non è più un fatto riconducibile ad un caso (S)fortuito.

Ed allora cominci a pensare che magari te ne vai in giro con scritto in fronte "se sei un bambino, LIMONAMI!", e non lo sai neanche.

Ecco che poi una sera, durante un'allegra cena estiva un uomo, padre di famiglia, fissando con aria curiosa il tuo look EmO ti chiede se hai 20 anni..

ED è LI' CHE RIESCI A SPIEGARTI GIUSTO QUEL PAIO DI COSETTE..

sabato 2 agosto 2008

I MabEpPi Awards 2007/2008

Chiudiamo la stagione insignendo i nostri amici e conoscenti degli AMBITISSIMI
MabEpPi Awards

che ogni anno premiano coloro i quali si distinguono per la propria INEFFICACIA in ogni situazione.


Dovete sapere che praticamente un giorno sì e l'altro pure, io e la mia CoinquiLove siamo solite imbatterci in personaggi alquanto insoliti (ma in fondo, a chi non capita...)..
in sostanza, TUTTI NOI LI BECCHIAMO.
Come direbbe la mia dolce metà:
A NOI NON SERVE IL LANTERNINO, C'ABBIAMO GIA' IL LANCIAFIAMME!!!

Ci sembrava quindi doveroso istituire una sorta di Oscar della SFIGA.
Ed ecco le nostre categorie.


Categoria ModaMare Lampedusa
Nominations: Francesca la ZOZZA, Picci, il NANO.

AND THE WINNER IIIISSSS: Francesca la ZOZZA!
per aver rivalutato il costume a vita alta in tempi ostili (alt! vita alta non sembra così strano.. diciamo vita alta alla pornostar obesa anni '80).



Categoria: me la credo e la faccio credere
Nominations: il NANO, Ratman, Rancido.

AND THE WINNER IIIISSSS: il NANO!
per aver inventato l'ILLUSIONE OTTICA VERBALE spacciandosi per bello, alto e figo (e facendo pure venire i dubbi agli altri che magari è davvero alto, bello e figo.. sconvolgendo ogni nostra certezza in fatto di uomini..) e negando una tristissima evidenza (e qualche neo di troppo..).


Categoria: L'erba del vicino è sempre più verde
Nominations: la Sig.ra Carletti, la Rumena, Fioravante.

AND THE WINNER IIIISSSS: Fioravante!
per aver creduto che fosse più verde anche quella a 400 km di distanza innaffiata di Amaretto di Saronno (la leggenda narra che questo personaggio partenopeo si presentò nel giardino della casa infestata con una bottiglia di Amaretto per riconquistare la sua amata. Lasciamo a voi scoprire chi delle due CoinquiLove era la fortunata coprotagonista in questa tragicommedia neomelodica).



Categoria: occhio non vede, specie se è lontano
Nominations: il Benzinaio G., il baby-Rumeno, TrenItalino.

AND TH WINNER IIIISSSS: il BENZINAIO G.!
perché zeppola, denti storti e occhi cavallini dal secondo piano non si notano (Il mio caro benzinaio... che da lontano è bellissimo, un Adone. Poi, una tiepida mattina di primavera, con i primi soli caldi scendi a fare l'aperitivo nel bar sotto casa e... ti trovi a "RISCOPRIRLO"...).


Categoria: Fantasylandia
Nominations: Bailarino newyorkino, Ratman, XXX.

AND THE WINNER IIIISSSS: BAILARINO NEWYORKINO!
perché lui non mente... IMMAGINA (e qui... non so come commentare oltre perché la storia è troppo lunga. Dico semplicemente che è uno che se la canta e se la suona da solo..)!



Categoria: il mio sogno è diventare veterinario, e ce la farò prima o poi
Nominations: Pantene protagonist, Cloe, Pantene Protagonist & Cloe.

AND THE WINNER IIIISSSS: Pantene Protagonist & Cloe!
perché c'erano solo loro due e perchè finché il test universitario è gratis io ci riprovo e non mi sforzo di pensare o di fare qualcosa che mi si addica di più per capacità intellettuali.. NO!


Cercheremo di aggiornare al più presto questa lista che è moooolto lunga. Questi Awards sono ambitissimi. Se avete qualche personalissima categoria da aggiungere fate pure...
A PRESTO!

martedì 8 luglio 2008

AS... AS... FIDANKEN!!!

Ora non voglio fare la solita polemica trita e ritrita...
ma ieri sera eravamo io e la CoinquiLove in cucina a guardare la tivvù, come solitamente facciamo dopo cena... e ci si è parato davanti uno spettacolo osceno da invidia al Rocky Horror Pucture Show (con tutto il rispetto dovuto al suddetto Musical)..
Siamo cultrici dei programmi made in MdF o MC, lo ammettiamo; ci piace guardare e criticare tutto il panorama televisivo ma prediligiamo quella tipologia di tivvù spazzatura perché forse nel nostro piccolo ci fa sentire migliori..

ma VELINE è troppo.

Provate a guardarlo.
Osservate le sei candidate.
Osservate la show-girl "aiutante" di Greggio.
Osservate Greggio...
Pensateli come tre insiemi matematici [insieme C (candidate); insieme A (aiutante/show-girl); insieme G (Greggio/presentatore).] nell'insieme universo SHOW-BUSINESS.
Già come insiemi isolati sono imbarazzanti...
Provate ora ad intersecarli.
[C+A] = PS, POVERE STRONZE.
[C+G] = CdP, CIRCO DELLE PULCI.
[G+A] = N, NEURO.
Ora intersecate le intersezioni.
PS + CdP + N = SISTEMA ASSIOMATICO COMPLETO della STUPIDITA' UMANA e della MANCANZA TOTALE di DIGNITA' e AMOR PROPRIO.

Io sono rimasta senza parole il che è tutto dire. Guardavo queste ragazze, accompagnate da relativi morosi e/o parenti, e pian piano il volto si dilatava un'espressione di sbigottimento misto vergogna. Nulla lasciava spazio alle critiche o alle prese in giro.. solo un profondo senso di vergogna per quelle POVERE STRONZE che stavano sopra quel palco ad esibirsi nei siparietti più idioti e non-sense che venivano loro proposti (oltre a quelli che si erano "portati da casa"...)..

Robe tipo: conta fino a 10, come fai il cane? e il gatto?, fai un salto/fanne un altro/fai la giravolta/falla un'altra volta, palleggia e canta, stai su un piede e toccati il naso...
Per non parlare del modo osceno in cui ballavano! Alcune completamente scoordinate; quelle che sapevano ballare improvvisavano una sorta di lap-dance/discotecara tamarrissima con tanto di culi in vista e ditino in bocca..
Una s'è portata pure il cane... povera bestia... complice inconsapevole di questa triste scena..

E tra una concorrente e l'altra inquadravano i parenti orgogliosi..
TU, MAMMA, MA SOPRATTUTTO TU PADRE o FIDANZATO MANDI TUA FIGLIA/RAGAZZA AD ESIBIRSI in un TEATRINO DEL RIDICOLO, PER FARSI DERIDERE DA TUTTA ITALIA?
Allibita...

Con un Greggio ambiguo, che prendeva schifosamente per i fondelli le candidate, le quali ridevano come oche starnazzanti nell'aia, una povera valletta scema (monumento all'anoressia) che zompettava su e giù dal palco...

Ed io che pensavo che il fenomeno veline fosse terminato o almeno andasse sempre meno di moda...
ME ILLUSA..

SCUSATE IL MODO IN CUI HO SCRITTO QUESTO POST...
MA NON RIESCO DAVVERO A SCRIVERE DI MEGLIO.. o DI PEGGIO.