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martedì 7 luglio 2009

Perché?

"Ma il Sole... non può avere ghiaccio.."
"Perché no?"
"Perché il ghiaccio ad alte temperature sublima."
"Per quello che possiamo saperne il Sole può essere fatto di ghiaccio. e scottare. Come quando ti bruci e la prima cosa che provi è la sensazione del freddo."
"le ustioni da freddo..."

"io non voglio sapere le tue cose. non mi interessa che me le racconti.
voglio sapere come ti hanno cambiato."
[prende la mano e poggia le mie dita sulla sua pancia.]
"La senti?"
"mh mh..."
"è lì. Ce l'hai."
"......"
"Le cicatrici non fanno male.
è il ricordo.
Ma se non ci pensi.. rimangono lì.
Crescono con te, cambiano forma, si allargano, e tu non te ne accorgi...
e ti dimentichi di come eri quando non ce l'avevi.
Ti abitui alla loro presenza e diventano parte di te.
e fanno male solo quando ti ricordi di loro,
di come te le sei fatte."
"......"
"...."
"Quante cicatrici hai?"
"..."
[abbraccio]
"Qualcuna.."
"[qualcuna...]"
"Tu quante ne hai?"
"........ Non lo so..
ma a me spesso prudono.
E a volte fanno male."



"Mi ami?"
".. mh mh.. tanto."
"Perché?"
"... accade.
[è la natura di Mercurio.
Tu mi scaldi, io ti giro fastidiosamente intorno.]"

domenica 22 marzo 2009

MAGIE DI SOGNI AD OCCHI APERTI [E La Magnolia Del Vicino Che Fiorisce Sotto La Neve Di Primavera].



Stanotte ho sognato.
ho sognato di stare a _C A S A M I A_ dove sono nata.
di trascorrere un po' di tempo con i miei amici e la mia famiglia.
come ho fatto nello scorso viaggio.
come farò nel prossimo.
(forse per questo l'ho sognato...)

Ho sognato che era notte.
ho sognato la chiave nella serratura ed io
che distrattamente la giravo per rientrare,
mentre, ridente e appassionata, abbracciavo e baciavo
il "mio piccolo sole personale",
inciampando insieme nel gradino della soglia.


E mentre sognavo.
Farfalle nello stomaco, la sua voce nella testa e il sapore del suo bacio sulla lingua.
Finalmente ero sporca di felicità.

Nel buio dell'ingresso riacquistavamo equilibrio.
Aggrappandoci.
l'uno all'altra.
Tenendoci.
E così,
da precari a finalmente stabili,
restavamo in silenzio nel buio.
Per tornare a ridere di nuovo, qualche istante dopo.

____________________________

Nel sogno, della mia casa percepivo tutta la solitudine di ventidue anni di abbandono: l'odore di chiuso, il silenzio per me opprimente dopo il rimbombo delle nostre voci, il buio dell'intonaco, ormai oscurato dalle ombre del disuso.

E mentre ci spostavamo,
attaccati come dovevamo stare,

dall'ingresso al salotto,
ecco che si accende la luce.

Tutto ha ripreso vita:
era come tirare via i veli di cellophane dai mobili della casa al mare e con loro scacciare in un gesto scaramantico l'immobilità dell'incuria.


E sotto il fascio luminoso che proiettava il lampadario: MIO PADRE.
Papà. Con un'espressione di rimprovero sul volto.
Rimprovero per l'ora tarda. Rimprovero per "lo sconosciuto" che avevo introdotto nella nostra casa. Rimprovero per la mia mancanza di rispetto verso il tetto familiare e le regole che dovevano essere seguite sotto quel tetto, finché lui esisteva...
Al posto di rimpicciolirmi e diventare minuscola,
il petto mi si tendeva in un respiro,
il più profondo che avessi mai preso.

Ma la felicità di vederlo lì, in carne ed ossa, ammetteva ogni biasimo e mi faceva accogliere con suprema gioia qualsiasi punizione mi sarebbe toccata scontare.
Le sue labbra con quel sorriso al contrario erano come me le ricordavo e le riconoscevo nella mia espressione, vista allo specchio. I suoi occhi verde-ambra schiusi al massimo per trasmettermi tutto il suo disappunto, invece, mi coccolavano in un abbraccio che da sempre sentivo mancarmi.
la sua barba di giornata. e i capelli arruffati di chi era stato a letto.
Bellissimo.
___________________________

Era un sogno ad occhi aperti.
Non stavo dormendo. Non era una creazione di quel tipo.
Era un volo d'immaginazione, di una frazione di minuto, durante il quale sui miei occhi è sceso un velo che mi ha lasciato fissare la realtà, immobile, trasportandomi in un'altra dimensione.

Inconscio più di un sogno. Subconscio forse.
E quando mi sono ripresa, come al solito, come una bambina capricciosa, ho alzato la testa dal cuscino e sono scoppiata in lacrime.
Non un pianto silente.
stavolta un pianto sonoro e singhiozzante.
Piangere Piangere Piangere.
è difficile mostrarsi così.

".. gemendo e piangendo in questa valle di lacrime..."
Che odio. Che tedio.
Eppure continuavo; e continuavo senza sosta, senza respiro.
Quasi con volontà di farlo. Quasi convinta che, se insistevo nel mio frignare, il nastro della mia esistenza si sarebbe riavvolto velocemente in un rewind di fotogrammi rapidi, e sarebbe ripartito ed altrettanto velocemente andato avanti fino al punto che avevo sognato poco prima, cancellando quella che era solo una bozza arrangiata della mia vita e riscrivendoci sopra la bella copia, la versione definitiva, con le dovute correzioni alla sceneggiatura ed il montaggio giusto...


... come se singhiozzare e mostrarmi disperata fosse la cosa da fare per ottenere la serenità racchiusa in quel sogno.
Quella che merito.
Quello di cui necessito.
Il mio bisogno di averlo, quell'uomo dal fisico atletico e imponente.
Di avere le sue braccia immense intorno alle mie spalle.

Di avere la sua mano che mi copre gli occhi per impedirmi di vedere ciò che mi fa male.
Il bisogno di avere un punto di riferimento.
Qualcuno che sappia dirmi per una volta NO.
Che mi dia delle regole.
Che mi impedisca di sbagliare.
O che mi faccia sbagliare ma che poi mi sostenga.
Che mi incoraggi.
Che mi consoli.

Che abbia ricordi di me, delle mie cose buffe;
dei miei ciucci e delle mie culle. dei miei primi passi.
di quello che eravamo, quando stavamo ancora tutti insieme.

E che abbia il mio stesso odore.
L'odore di quel sangue amaro che ho.
Quell'odore che cerco disperatamente e che non trovo più.

ormai sono unica.
ormai sono sola.
e dopo il sogno sempre più
S b I a D i T a.

venerdì 30 gennaio 2009

nei toni del blu

quella tenda improvvisata con un filo e un lenzuolo. nella cameretta di una bimba che si fa pettinare i lucidi capelli neri.
quell'angolo incantato, che una signora che profumava di acqua di rose aveva creato per lei.
con la semplice magia di tappeti e mollette. e di pane, zucchero e vino dolce delle merende improvvisate.
quell'angolo incantato, quel nascondiglio segreto in cui lei diventava invisibile alla vista
di quegli adulti troppo adulti
le cui facce non corrispondevano a quelle dei genitori.
ma somigliavano.
.C O N S O L A N T E.
Somigliavano se osservati da lontano e solo se con una gomma immaginaria si potevano cancellare le rughe che drappeggiavano i contorni dei loro occhi.

occhi azzurri, quelli della signora.
occhi azzurri di quella nonna.
che di magico aveva tutto, perfino il nome:
.I D E A.
conosciuta solo a 4 anni o poco più
[se la memoria da infante la tradiva.
che di certo la tradiva.

e per forza l'aveva già vista, ma non se ne ricordava.]

{un vero amore a prima vista.
secondo soltanto a quello per il seno della mamma.

o per le braccia forti del papà,
che la facevano volare in alto come un
uccello nel cortile di una casa sbiadita,
nei ricordi grigi di qualche anno prima.}


Il tempo di cadere in quel profondo cielo al contrario, liquido e sereno.

tranquillo e caldo e consolante.

.C O N S O L A N T E.
ed ecco che era stato già amore.
e a 4 anni o poco più
[o meglio dal preciso istante in cui le braccia morbide
di quella nonna la avvolgevano per la prima volta,
sempre se la memoria la tradiva]

la bimba dai lucidi capelli neri si chiese
come la signora calda e mamma vedesse
il mondo attraverso quel colore stupendo.


nei toni del blu probabilmente.
affascinante.

.NEI TONI DEL BLU.
quindi anche lei, piccina, agli occhi della donna era nei toni del blu..
[fu - forse - il primo segno di trasparenza quello?]
____________e com'è il mondo nei toni del blu?
poi guardava i suoi di occhi, allo specchio,
ed erano marroni, con delle punte di verde.
[quando ancora lei era colorata - forse -..]
e si convinceva sempre più che quella
nonna vedesse il mondo nei toni del blu.

che lei invece vedeva tutto marrone e verde.

perché la terra e gli alberi che scorgeva dalla finestra della sala ne erano la prova.
[e lo stesso vedere i suoi occhi marroni e verdi allo specchio era prova che lo fossero.]

tutto corrispondeva.
tutto combaciava.

.m a r r o n e.e.v e r d e.
.b l u.
E se a lei il mondo _marrone.e.verde_ faceva paura..
chissà se era lo stesso nei toni del blu.
ché quella nonna donna era sempre sorridente. ed aveva
una risata squillante e coinvolgente ed infinita.

[che se solo quella bambina oggi ci pensa .sorride.]

e cresceva. nella sua tenda. nei suoi colori.
immaginando il blu.
e pensando che la paura faceva meno male se la
si poteva guardare nei toni del blu.
e con quella risata nelle orecchie.
cresceva e raccoglieva i vetri delle bottiglie, e le plastiche.
per guardarci attraverso.

poi un giorno -innocenza- un dolore.
che visto con i suoi, di toni, quelli che per lei erano normali,
terrorizzava e spaccava la pelle:
il blu splendido per sempre veniva imprigionato dietro quelle palpebre di seta.
e il profumo di acqua di rose diventava rarefatto.
svanendo con tutta la magia. Compresa quella del suo nome:
.I D E A.
e la bambina ragazzina, che già
da tempo sbiadiva lentamente,

quel giorno subì un lavaggio violento.

una doccia di acqua bollente. che fece
evaporare quei suoi profumi e
affogò i suoi suoni.
che sciolse gran parte dei suoi colori.
che sciolse quel blu.
e la miriade di toni immaginati.

sciolse quel blu.
.tutto quel blu.
in cui aveva creduto.

ora scivolava via dal suo corpo e tingeva
la memoria.

e senza blu non c'erano né azzurro, né celeste.
né verde, né viola o indaco.
tutto scivolato via da lei.
tutte quelle sfumature, solo un ricordo.
non la coloravano più.
tutto sciolto.
in una pozza ai suoi piedi.

una pozza trasparente.
T R A S P A R E N T E______ come lei.

martedì 20 gennaio 2009

.sbiadire [lentamente] evaporare.


io sono trasparente.
trasparente.

così limpida che attraverso lo specchio non mi vedo.
così aria che tutto mi passa TRAMITE.
che tutto mi travolge. a tal punto che a volte nemmeno me ne accorgo.
tanto sensibili i miei sensi da assopirsi per lo strazio del momento.
per lo shock.

io sono trasparente.
ho affinato questa mia caratteristica negli anni.

una volta non lo ero.
da piccola ero colorata. un pasticcio di colori.
una tavolozza con ogni sfumatura.
come il vestito da pagliaccio che mia mamma mi faceva indossare a carnevale.
con pois blu, rossi, gialli e verdi.
ero emozionante e travolgente.

poi. bum!

ho iniziato a sbiadire.

i bambini sbiadiscono? io lo facevo.
estate dopo estate, bruciata dal sole.
pian piano i colori andavano via.
mi abbandonavano e andavano a dipingere quello che c'era intorno a me.
crescevo e con le sfumature che mi lasciavano coloravo di significato quello che mi circondava.

e profumavo da piccola.
profumavo di caramello e noce moscata. di caffè e liquirizia anche.
profumavo di fresco.
e sbiadendo nei colori ho iniziato a sbiadire anche nelle essenze.
che si posavano sulla pelle e sulla scorza delle persone e delle cose tutt'intorno.

e 'risuonavo' anche. da piccola 'risuonavo'.
con note allegre di tromba, dolci di pianoforte e delicate di chitarra classica.
trilli leggeri di sonagli. che lentamente son diventati timbri di violini.
e poi fragore di silenzio.

ora non suono. non profumo. non ho sfumature.
trasparente.
ma il mio mondo ha miliardi di note. infinite essenze olfattive. continue sfumature di colori. soprattutto sconosciute.
non io.. il mio mondo.
io sono trasparente.
mi si vede attraverso.
come l'aria. l'unico elemento di disturbo tra un occhio e la sua visione.
come l'aria. in cui le onde sonore si propagano.
come l'aria. attraverso cui le molecole di profumo vengono respirate.

solo una cosa mi è rimasta.
che quel sole mi ha lasciato facendo sbiadire ed evaporare il resto.
calore.

venerdì 16 gennaio 2009

che sono complicata come una telenovela portoricana. IO. [cerchiamo di recuperare il tempo perso? - cerchiamo di recuperare noi che ci siamo persi...]

premessa: troppa cioccolata fa.. [male] e [bene]

Mantenere il passo..
della vita, che corre con falcate da giaguaro, mentre noi poveri bipedi ci affanniamo a rincorrerla.
è dura.
e scendiamo a compromessi per distaccarla di quel mezzo metro.
che in fondo non ci fa sentire per niente vincenti.....
e perciò...

ho capito - almeno credo [mi ci è voluto un pochino].

che la vita è vero che corre ma nessuno ci obbliga a tenerle il passo.

Quella corsa disperata per raggiungerla mi era utile poiché sono costantemente spaventata dal presente e dal passato.
Spero
in un futuro diverso ma altrettanto veloce...
Cerco di combattere
- con una neonata consapevolezza -
i fantasmi che mi porto dietro da tanto tempo.
e il futuro lo vivo ogni giorno nel mio presente [che temo].

l'importante è rendersene conto.. mi dico.
che è la vita che corre dietro te e non tu dietro lei.

tutto questo a causa della bilancite acuta - come dice un mio amico:
quando mi prende (ossia quando faccio un bilancio della mia vita almeno ogni 45 minuti per un paio di settimane) cerco di vedere gli ultimi periodi passati come i pilastri di una casa...
e comincio a buttare giù ogni pilastro per ogni persona o situazione che non ha aggiunto niente a quello che già ero e che già avevo
e lascio o aggiungo tanti pilastri quante sono le persone che invece hanno fatto il contrario...

il risultato è che la casa rimane su...
rimane su perché ho la fortuna di possedere quei pilastri fermi che,
anche se sono pochi,
sono collocati al punto giusto.
e la maggior parte delle volte bastano da soli a mantenere su il tutto.

Tu sei uno dei miei pilastri principali...
anche se non sei tangibile.
anche se non ti conosco. mai ti ho conosciuto e forse, se anche gli altri pilastri dovessero cedere.. mai ti conoscerò.

nonostante tutto sei al piano terra.
e tutto quello che costruisco lo costruisco perché
perché non lo so. in fondo non sei materialmente presente. ma idealizzato.
però mi ispiri, proietti in me un' immagine
flebile. fumosa.
che lascia uscire con un rantolo la beata speranza dai miei polmoni
espirandola su quella foschia. per schiarirla.

e così
con il primo piano
il secondo piano
il terzo piano....
la casa va avanti
e tu con lei e la vita con te.

l'importante è rendersene conto..
rendersi conto che è la vita che corre dietro te e non tu dietro lei.

o no?

lunedì 5 gennaio 2009

lost in the fog

Vero? la tristezza è una scelta che

la nebbia è la mia casa. attraverso la nebbia vedo il mondo com

consapevolezza e abbandono. tristezza comoda che mi aff


mi sono arresa alla tristezza. e
forse mi piace anche tormentarmi.
tormento.
ora sento il mio cuore battere.
e il mio animo fremere. per
qualcosa che non so.

[I'm taking it slow
Feeding my flame

I won't soothe your pain
I won't ease your strain
You'll be waiting in vain
I got nothing for you to gain]

e questa nebbia.
bellissima. struggente. umida.
e romantica. romantica. romantica.
e questo fango
che si impasta con le suole delle mie
scarpe. e mi inchioda. qui.
nella nebbia e nel fango.
delizia e orrore.

una dannazione eterna. la mia
[dannazione eterna].
il tormento. la paura.
di quello che sono.
la cerco e la scelgo. tra tanti tipi di paura.

[Prigioniera] dentro una bolla di sapone.
terrorizzata e fremente all'idea che possa
scoppiare.

scoppia. bolla. scoppia
scoppia..
in caduta libera. c'è una me stessa laggiù che mi attende a braccia aperte
per arrestare il mio VOLO con una presa soffice e forte.
c'è una me stessa forte e consapevole laggiù.
scoppia. bolla. SCOPPIA DANNAZIONE.

voglio cadere.
voglio cedere.
CEDERE. e arrendermi.
[c'è qualcuno laggiù, una me stessa CONSAPEVOLE e FORTE, pronta a prendermi. pronta a tenermi.]
non voglio SOPRAVVIVERE. preferisco arrendermi.
la resa delle mie membra. l'abbandono.
è l'OBLIO.
scacciare ogni legame.
che voglio essere quel che sono in realtà
[sola..]
non voglio più far finta di non esserlo.
basta giocare a nascondino con me stessa.
o consolarmi, accontentandomi. consolarmi,
ripetendomi che nessuno lo è.
[solo..]
voglio l'abbandono vero.
la cerco la solitudine. in questa nebbia.

[bellissima
struggente.]
[I'll seek you out,
Flay you alive
One more word and you won't survive
I won't soothe your pain
I won't ease your strain
You'll be waiting in vain
I got nothing for you to gain]

non voglio nessuno. di chi ho già ora.
non mi serve nessuno. questa è la verità.
sono sola. voglio esserlo. DAVVERO.
per non sentirmi più
[sola].
la consapevolezza aiuta.
la maschera muta.
la maschera fa sopravvivere.
IO VOGLIO VIVERE come voglio vivere..

voglio poter sorridere alla solitudine. salutarla.
e tenerla con me senza sofferenza.
senza timore.
[And just in time
In the right place
Steadily emerging with grace]

l'ho scelta io la tristezza, vero?

sabato 27 dicembre 2008

I wish U...

Un senso di stupore, incessante, intenso dal ritmo serrato che ti cerca nella mente.. immagini nascono gridando di te, è calma, svelata... ti abbraccio come mai, ti bacio come nelle tue fantasie ma ora ti vedo e catturo il tuo sguardo.
G&S

Non so com'è trascorso ma
non sai quanto desidererei sapere che il tuo è stato
il più bel natale di sempre. solo questo vorrei.
il natale perfetto.
Perfetto: come te. lo vorrei
per te,
che per me non ce n'è bisogno perché
io ho il mio Natale [da 9 anni (+13)]. Impefetto..
imperfetto: come me.
quest'anno forse anche più degli altri.
non fatto di auguri,
non fatto di abeti,
non fatto di presepi,
non fatto di neve,
non fatto di regali.

Fatto di nulla.
fatto di routine.
fatto di memoria. di passato. e di ferite aperte da sempre
che riniziano a sanguinare proprio quando intorno ti giri, ti guardi, e noti la differenza.
tra un qualsiasi tipo di gioia, spensierata, infantile,
goliardica, vanitosa, festosa.. ma comunque
colorata
e il tuo umore dal profilo in bianco e nero,
tratteggiato da un pittore post impressionista; malinconico, scialbo,
trasandato.

Il mio natale dimenticato. il nostro natale imperfetto [da 9 anni (+13)].
dimenticato da chi dovrebbe ricordare che è natale, soprattutto per noi
[NOI inteso non tanto come [me + lui], quanto |LUI|, che di natali ne ha visti parecchi e questi sono gli ultimi - che tanto io ho sempre il tempo di recuperare]
.

il nostro natale dimenticato.
dal figlio;
che si dimentica di noi. sempre.
volontariamente e anche no.
Fino a natale. e oltre.

e dal padre, che piano piano DIMENTICA se stesso:
chi è
dov'è. che giorno è.
ma non dimentica mai che ha un figlio.
dimentica che questo figlio lo fa soffrire. questo riesce a dimenticarlo.
io no.


e allora vorrei fosse stato per te il natale perfetto.
che per me non ce n'è stato bisogno.
solo perché io riesco a riscattarmi con l'immaginazione.
perché dove stai tu.. lì vicino c'è il mio pensiero.
e quindi io.
lontana
con la mente dal mio natale.
imperfetto: come me.
e che in fondo merito.

spero tu mi abbia pensato una volta almeno
e distrattamente mi auguro.






A TUTTI AUGURI PASSATI. DA ME E DAI MIEI ANGELI.
[CHE SENZA LE GIOIE CHE MI DANNO, SICURAMENTE LA MIA VITA SAREBBE UN DISASTRO (PIU' DI QUANTO LO E' GIA'.).].

sabato 13 dicembre 2008

hAte/Love.. ricordi-parte seconda

|Odio| |amOre|


che sentimenti strani. agli antipodi.
eppure si presentano spesso insieme.
Non mi ricordo chi una volta mi disse che la ragione, il motivo di |Odio| è proprio lui: |amOre|.

Vero è.
spesso odiamo qualcosa o qualcuno perché l'abbiamo amata/o tanto.

Faccio un esempio: quand'ero ragazzina amavo tanto una canzone di Nek: Laura non c'è
(risparmiateMi le critiche.. lo so lo so..).
Ora praticamente non la sopporto. praticamente.
La |Odio|.

Faccio un altro esempio: da ragazzina senza mamma e papà amavo tanto mio zio (anche se per tutto il tempo dell'adolescenza ribelle l'ho negato a me stessa..).
e mi vergogno di averlo amato.
Forse a 4 anni il mio cuoricino voleva trasporre la sua figura su quella di papà.
quanto ho rischiato..
Forse era troppo grande la mia aspettativa di essere amata.
per quello che ero.
Ora lo detesto. lui e tutta la sua famiglia.
la moglie invidiosa.
ed il figlio con cui venivo sempre messa a confronto e paragone.
Forse perché mi hanno vista sempre come.
il problema. l'altra.
dei nonni la nipote che più aveva bisogno e, in quanto tale, la nipote per la quale i diritti universali dei nipoti e i doveri universali dei nonni verso i nipoti non venivano rispettati.
La nipote. NIPOTE.
nipote e mai Figlia.
ho sempre ricevuto una parola cattiva, uno sguardo truce da questa famiglia.
per quanto possano dire il contrario.
per quanto possa mio zio voler apparire caritatevole. raccontando che si è battuto per la mia adozione.
per non lasciarmi a vivere una vita con persone indietro di 2 generazioni.
Con un nonno duro e glaciale, che lui come padre ha sempre disprezzato.
Con una nonna dolce e gentile, poiché detestava l'idea di doverla dividere con me nel ruolo di mamma.
per darmi dei fratelli con cui giocare.
per darmi qualcosa di concreto da poter chiamare futuro nella loro farmacia.
tsé.
o forse solo per trattarmi da terzo incomodo.
e per poi farmi mai sentire loro figlia.
adottiva.
figlia di nessuno.

Ho ottenuto solo disprezzo.
e invidia; non chiedetemi invidia di che. perché proprio non lo so. Sono anni che cerco di comprendere e continuo a farlo;
a cercare una motivazione.
eppure.
quest'odio gratuito non.
non ha spiegazioni secondo la mia non-razionalità.

Le uniche cose che ricordo della mia infanzia si possono catalogare in tre cartelle. non in una, che sarebbe cosa giusta. ma in tre.
|amOre|; |limbO| e.
|Odio|.

In |amOre| tutti i ricordi di mia nonna; le sue magie sotto la tenda che mi costruiva in camera e tutte le risate a perderci il fiato.
ricordi che scaturiscono e si traducono in un'unica sensazione, racchiusa nel profumo di acqua di rose.
e l'odore polveroso di carta vecchia e legno laccato della biblioteca di mio nonno. che a modo suo di |amOre| me ne ha dato e me ne dà.
ma proprio a modo suo. e non riuscirebbe a fare altrimenti e meglio, lo so.
Sono ricordi di colore viola. e sanno anice.

In |limbO| i ricordi di un'altra vita.
delle gambe robuste (la sola cosa che vedevo quando stava in piedi..) di un ragazzone altissimo;
e solo quando mi prendeva in braccio scoprivo che aveva gli occhi stupendamente verdi.
e la fronte sporca di vernice per muri. che chiamavo "papo".
ricordo la sua golf e le sue cassette rock a palla quando la lavava.
Il ricordo del muso umido di Laika e di come mi scovava dietro la porta di casa, dissipando tutte le mie paure iniziali con una leccata in faccia.
delle bambole mie e dei sonagli per Viola.
della sua copertina che era stata mia e io le rubavo per gelosia.
di mia mamma. dei suoi vestiti.
che a casa hanno ancora il suo profumo.
dopo 20 anni.
delle sue mollette per capelli e di come pettinava i miei.
dei suoi bei denti.
ricordi che hanno il sapore delle caramelle mou. ma ricordi grigi.

In |Odio| i ricordi delle estati trascorse a piangere.
a casa degli zii.
o nascosta tra gli scaffali della loro farmacia.
ricordi di spiagge scomode. di castelli di sabbia tristi.
di frecciatine fatte ad una bambina di soli 6 anni.
completamente smaliziata.
di aggressioni verbali davanti al letto di morte di una nonna tanto adorata.
odore di disprezzo.
sapore di umiliazione.

Ricordi che stanamente rivivo anche oggi. quando lo incontro e ci parlo.
il passato che si mescola al presente e lo confonde.
quando sono di fronte a quei suoi occhietti acquosi e tanto diversi da quelli di mia mamma e di mia nonna.
mi fa regredire all'infanzia. che se non fosse perché non ce l'ho mai avuto come vizio, quasi tornerei a ciucciarmi il pollice.
e mi rende completamente disarmata e incapace di difendermi.
come da piccina. ma con le emozioni di un' Adulta_Ma|BePan.

Lo |Odio| perché l'ho amato.
Perché allora lui non può provare |amOre| per me, se mi ha odiato?