La mia casa è la pancia di una balena, ho un acquario nella finestra, un amico pittore e poeta ed un cane di nome Diego che dorme sul mio letto. Cosa potrei volere di più dalla vita?
venerdì 4 giugno 2010
giovedì 3 giugno 2010
T.R.O.N.P #8: love/hate
mi piacciono i film. eppoi li odio.
mi rapiscono in un frammento di presente che non esiste.
in un amore che nella realtà non segue quelle regole; in quel coraggio sfrontato che nella vita è pavido, invece. nell'orgoglio che poi sfuma appena distogli l'attenzione dai fotogrammi.
mi incazzo. poi. perché mi lascio coinvolgere da quelle emozioni sintetiche, da quella successione di fatti di plastica. e ingannata mi faccio scappare pure la lacrima, immedesimandomi. mettendoci le mie emozioni, in quei falsi fotogrammi.
perché poi, l'intensità delle mie emozioni si regola automaticamente e in base a quei filtri.
trasponendo sulla vita. che non è un 'The Notebook', un 'Romeo+Juliet' o un 'Viola di Mare'.
mi incazzo. per questo fottuto filtro che mi si è impiantato nel cervello e che fa contatto con lo stomaco, con l'occhio e con tutto il resto.
mi piace scattare foto. eppoi le odio.
perché dentro ci metto qualcosa di mio, per lo più sconosciuto a chi le guarda.
ma che mi si palesa ogni volta che me ne ritrovo una davanti.
perché mi disgusta il fatto che sia così personale.
mi ferisce.
e non posso farne a meno. e io non posso farci niente.
di farle, prima. e di farmi ferire, poi.
amo la musica. eppoi certe canzoni le odio.
perché le regalo.
e a volte sono regali sprecati. che chi li riceve non lo sa nemmeno quanto valgono. e a me invece, mi tagliano.
e così ci sono canzoni che non posso più ascoltare.
e il K545 di Mozart che non posso più suonare al piano.
poi certe altre che obbligatoriamente devo ascoltare, e che mi tagliano uguale.
mi piace scrivere. eppoi odio ogni parola che ho pensato.
che vado a rileggere con animo incosciente. e che mi spezza.
perché odio i miei pensieri. e il mio modo di ragionare.
mi rapiscono in un frammento di presente che non esiste.
in un amore che nella realtà non segue quelle regole; in quel coraggio sfrontato che nella vita è pavido, invece. nell'orgoglio che poi sfuma appena distogli l'attenzione dai fotogrammi.
[this....... is........ SPARTAAAAA!]
mi incazzo. poi. perché mi lascio coinvolgere da quelle emozioni sintetiche, da quella successione di fatti di plastica. e ingannata mi faccio scappare pure la lacrima, immedesimandomi. mettendoci le mie emozioni, in quei falsi fotogrammi.
perché poi, l'intensità delle mie emozioni si regola automaticamente e in base a quei filtri.
trasponendo sulla vita. che non è un 'The Notebook', un 'Romeo+Juliet' o un 'Viola di Mare'.
mi incazzo. per questo fottuto filtro che mi si è impiantato nel cervello e che fa contatto con lo stomaco, con l'occhio e con tutto il resto.
mi piace scattare foto. eppoi le odio.
perché dentro ci metto qualcosa di mio, per lo più sconosciuto a chi le guarda.
ma che mi si palesa ogni volta che me ne ritrovo una davanti.
perché mi disgusta il fatto che sia così personale.
mi ferisce.
e non posso farne a meno. e io non posso farci niente.
di farle, prima. e di farmi ferire, poi.
amo la musica. eppoi certe canzoni le odio.
perché le regalo.
e a volte sono regali sprecati. che chi li riceve non lo sa nemmeno quanto valgono. e a me invece, mi tagliano.
e così ci sono canzoni che non posso più ascoltare.
e il K545 di Mozart che non posso più suonare al piano.
poi certe altre che obbligatoriamente devo ascoltare, e che mi tagliano uguale.
mi piace scrivere. eppoi odio ogni parola che ho pensato.
che vado a rileggere con animo incosciente. e che mi spezza.
perché odio i miei pensieri. e il mio modo di ragionare.
basta così.
interessi che ho pagato:
amore,
Thoughts Rearranged On Nonexistent Paper
lunedì 31 maggio 2010
venerdì 28 maggio 2010
T.R.O.N.P #7bis
Gli erano entrate negli occhi, quelle immagini, come l'istantanea percezione di una felicità assoluta e incondizionata.
Se le sarebbe portate dietro per sempre.
Perchè è cosi' che ti frega, la vita.
Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più.
E quella li' era la felicità.
Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore.
Alla deriva.
T.R.O.N.P. #7: familiarità.
in due giorni si prepara la valigia e, nonostante tutta l'ansia della partenza e il tempo che pare non trascorrere mai, si ritrova in una stazione della Metro di una città che, già dai primi passi, non le è estranea.
come funziona che in ogni posto in cui va non si sente straniera mai?
saranno le cose che porta con sé, le persone che porta con sé, le persone che trova?
ma a lei sembra che ogni luogo sia una possibile casa.
è così che a Parigi ci ha lasciato un pezzo di cuore.
Sulla tomba di Amedeo. O in Rue Feutrier. In quell'atelier che suo non è. O su un sedile della metro4, che in mezza giornata ha imparato a memoria. Tra le stradine di Montmartre, in tutto quel caos di gente diversa.
E poi, tornare a casa (casa), diventa strano.
Perché casa (casa) sa che non è.
Ha ragione Lorenzo.
LA MIA CASA DOV' E'?
come funziona che in ogni posto in cui va non si sente straniera mai?
saranno le cose che porta con sé, le persone che porta con sé, le persone che trova?
ma a lei sembra che ogni luogo sia una possibile casa.
è così che a Parigi ci ha lasciato un pezzo di cuore.
Sulla tomba di Amedeo. O in Rue Feutrier. In quell'atelier che suo non è. O su un sedile della metro4, che in mezza giornata ha imparato a memoria. Tra le stradine di Montmartre, in tutto quel caos di gente diversa.
E poi, tornare a casa (casa), diventa strano.
Perché casa (casa) sa che non è.
Ha ragione Lorenzo.
LA MIA CASA DOV' E'?
interessi che ho pagato:
Thoughts Rearranged On Nonexistent Paper
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